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ATTUALITA'

Un libro per Natale: “Enigma Raffaello. Fortuna, rivalità, contrasti: il Mistero della morte del Sanzio.

È stato appena presentato presso l’Aula Magna della Sapienza Università di Roma, il volume Enigma Raffaello. Fortuna, rivalità, contrasti: il mistero della morte del Sanzioa cura di Pio Baldi e di Alice Militello. I lavori sono stati aperti da Antonella Polimeni , rettrice della Sapienza.

Raffaello da Urbino, attraverso la sua opera immortale, ha tracciato per sempre il tempo della storia dell’arte. A distanza di oltre cinquecento anni dalla sua prematura scomparsa, avvenuta il 6 aprile 1520, la morte dell’artista resta ancora avvolta nel mistero e fonte inesauribile di interrogativi per gli studiosi di varie discipline.
L’Urbinate è stato vittima solo dei suoi stessi vizi amorosi, come racconta Giorgio Vasari nelle Vite, oppure dietro la fine di quel giovane talentuoso, bello, pieno di riconoscimenti e incarichi, dai modi raffinati e apparentemente amato da tutti, si celano il rancore, l’animosità e l’invidia dei suoi rivali?

Enigma Raffaello raccoglie una serie di riflessioni trans-disciplinari, proposte sia da studiosi del campo storico-artistico sia del settore scientifico-medico. I contributi analizzano più criticamente la personalità dell’artista e la cerchia dei suoi potenziali nemici; indagano i passaggi architettonici che, nel corso dei secoli, hanno interessato il luogo di sepoltura prescelto, la Cappella della Madonna del Sasso; passano in rassegna le cronache legate all’apertura della presunta tomba dell’artista nel 1833; propongono una ricostruzione del suo volto attraverso le nuove tecnologie dell’antropologia forense; affrontano, in prospettiva storico–medica, la morte e i possibili studi paleopatologici applicabili ai resti di Raffaello. Il libro mette in fila tutta una serie di elementi, documenti ed expertise per dare un nuovo risvolto alle ricerche e ai quesiti sull’esistenza e sulla fine di uno degli artisti più celebrati della storia.

• 11 dicembre 2021

In Italia gli animali domestici sono più degli umani

Gli animali sono più degli umani, ce lo dice il 14esimo rapporto Assalco-Zoomark pubblicato a novembre, che da anni seguiamo con attenzione: sono 62,1 milioni contro 60 milioni di umani. Naturalmente quando parliamo di pet non ci riferiamo solo a cani e gatti ma ai pesci che vivono negli acquari, a tutti gli uccelli ecc.

Sembra che la pandemia abbia contribuito alla voglia di avere un animale da compagnia in casa, spesso per sottrarsi alla solitudine. A molti anziani è stato regalato dai figli un gatto o dei canarini che li hanno aiutati nei periodi in cui non si poteva uscire. Accudirli, dare loro da mangiare dava spesso un senso alle loro lunghe giornate. L’emergenza Covid ha provocato una impennata di ingressi in famiglia di cani e gatti, circa il 15% in più, a cui purtroppo, è seguito un progressivo abbandono. E qui è ricominciata quella che chiamano staffetta, cioè il trasporto spesso illegale,

di cani e gatti di strada dal Sud al Nord d’Italia. L’offerta di animali da adottare viaggia prima di tutto sui social che lanciano le adozioni e poi sulle strade molto spesso su furgoni strapieni di animali in pessime condizioni igieniche e, ovviamente, senza documenti di viaggio. Molti di loro non ce la faranno e non arriveranno mai a destinazione. Anche perché spesso ci sono trasporti che arrivano anche a 40 ore consecutive di viaggio.

• 29 novembre 2021

Prof. Luigi Chiariello: Progetto di Nutrizione Mediterranea

Il professor Luigi Chiariello, cardiochirurgo di fama,Presidente e Direttore Scientifico della Mediterranea, struttura ospedaliera ad alta specialità di Napoli, presenterà il 23 novembre alle ore 14.30 il “ProgettoNutrizione Mediterranea”, progetto di ricerca promosso dal Mediterranea Cardiocentro.

Ci siamo fatti spiegare qual’ è il nesso tra malattie cardiovascolari e dieta. Ecco cosa ci ha risposto:

Prof.Chiariello:”Le malattie cardiovascolari rappresentano la maggiore causa di mortalità e morbilità nelle società sviluppate e l’aterosclerosi è alla base del meccanismo fisiopatologico che le determina. Le piastrine, favorendo l’occlusione acuta delle arterie, svolgono un ruolo fondamentale nel processo atero-trombotico. Lo stress ossidativo è un altro importante attore nel determinare la progressione dell’aterosclerosi, favorendo l’attivazione piastrinica.
Il progetto triennale di ricerca del Mediterranea Cardiocentro che presentiamo mira a valutare il ruolo della nutrizione, e in particolare della dieta mediterranea caratterizzata dal grande apporto di nutrienti antiossidanti (polifenoli), nell’insorgenza e nella prevenzione del rischio cardiovascolare.”

Professore, ci può chiarire da quale età ci dobbiamo aspettare l’insorgenza di una malattia cardiovascolare?

Prof. Chiariello: “Le malattie cardiovascolari di tipo arteriosclerotico, che sono nei paesi sviluppati la grande maggioranza delle malattie di cuore, tendono a manifestarsi in età avanzata, in genere oltre i quaranta anni nell’uomo e oltre i cinquanta nella donna. In effetti le donne, come noto, fino alla menopausa sono protette dagli ormoni estrogeni.”

• 14 novembre 2021

Roma, Galleria del Cembalo: una mostra imperdibile

La splendida sede della Galleria del Cembaloa Largo Fontanella Borghese 19 da giovedì 28 ottobre ospita la mostra“Trees & Leaves” a cura di Paola Stacchini Cavazza e Mario Peliti , tema: la natura ed in particolare il mondo degli alberi.

Questa riflessione sul crescente bisogno di immersione nel verde è al centro in un mondo che quotidianamente ci chiama a rivedere il nostro rapporto con l'ambiente. Saranno presentate le opere di 12 autori, sia italiani che stranieri, che declinano l'argomento ciascuno secondo la propria sensibilità e il proprio vissuto. Le opere saranno esposte da giovedì 28 ottobre 2021 fino al 29 gennaio 2022. La mostra si sviluppa in quattro sale ed è interessante come sia diversa la visione di ogni autore. Si viene accolti dai paesaggi nordici di Michael Kenna (in collaborazione con la Galleria dell'Incisione, Brescia) e di Pentti Sammallahti, nei quali silhouettes stilizzate di alberi incorniciano spazi incontaminati. Sei ritratti di magnifici bonsai e visioni panoramiche della piana di Mosul sono il contributo di Paolo Pellegrin, accanto al polittico Ghenos di Antonio Biasiucci, in cui i ceppi sezionati ricordano i graffiti preistorici come quelli delle grotte di Lascaux.

• 21 ottobre 2021

Pici al pesto di salvia, una ricetta di Paolo all’Acquolina

Quando si va in Toscana è quasi inevitabile cercare nei menu dei ristoranti i pici, una pasta fatta a mano, tradizionalmente solo con acqua, farina e sale senza uova. Paolo all’Acquolina, noto oste dell’omonimo ristorante, insieme alla moglie Daniela ne fanno di squisiti con il pesto di salvia. Gli ho chiesto la ricetta perché quel pesto alla salvia mi è sembrato subito intrigante. Eccola.

Cominciamo con i pici. Gli ingredienti sono 500gr di farina, sale e acqua quanto basta. Impastate la farina con poco sale e acqua lavorandola in modo da farne un impasto piuttosto consistente.
Tirate la sfoglia spessa un centimetro e poi tagliatela a listarelle larghe un centimetro e lavorate la pasta con le mani in modo da farne dei grossi spaghetti.Ora passiamo al pesto di salvia.

Gli ingredienti sono questi: 200gr. di salvia, 200gr. di pinoli, 200gr. di pecorino stagionato, 200gr. di parmigiano, 2 spicchi di aglio, olio extravergine di oliva, pepe quanto basta. Adesso tritate molto finemente l’aglio, la salvia e i pinoli nel mixer. Fate velocemente questa operazione per evitare che la salvia si ossidi e diventi scura. Togliete il tutto e mettete il composto in un’insalatiera con abbondante olio. Aggiungere i formaggi grattugiati e il pepe. Amalgamate con un cucchiaio di legno e regolate l’olio. Dovremo cercare di avere una consistenza cremosa.

Infine cuocete i pici in abbondante acqua salata, scolateli e conditeli con il pesto di salvia direttamente nella zuppiera di portata.

• 30 settembre 2021

Dacia Maraini: Trio, storia di due amiche, un uomo e la peste di Messina

Dacia Maraini ambienta questo raffinato e breve racconto in Sicilia nel 1743, anno in cui la peste decimò la popolazione di Messina dove abitano due amiche: Agata e Annuzza. Le unisce per sempre un passato di amicizia nata in un collegio di suore dove hanno imparato l’arte del ricamo con suor Mendola. Ora Agata è sfollata con la famiglia a Castanea alle “falde della montagna” mentre Annuzza, da Palermo, si è rifugiata in campagna a Casteldaccia e le due amiche si scrivono.

Annuzza ricordando gli anni del collegio, scrive: “Te lo ricordi quando ci ha messe tutte intorno ad un grande telo e ci ha fatto ricamare la battaglia delle Termopili...un groviglio di braccia, di gambe, di spade, di elmi volanti, di cavalli che rotolavano a terra …” con tanto di data e protagonisti, così veniva insegnata loro anche la storia. Dopo l’infanzia, la loro amicizia si è sempre mantenuta salda nonostante si siano innamorate dello stesso uomo, Girolamo che Agata sposa e di cui anche Annuzza si innamora. Gli odori e i profumi della Sicilia aleggiano su questo epistolario così come le meluzze che si trovano alle falde del monte Lupo o le spine dei fichi d’india che sono gialli, verdi, rossi come il succo delle more e dolcissimi.

Ma la peste piano piano colpisce anche amici e parenti delle due amiche e le immagini delle pile di cadaveri portati via sui carretti riempie di paura gli animi di tutti.

• 20 settembre 2021

Le Prima Donna che... le videopillole di Alessandra di Michele Bragadin.

Dal dal 24 maggio al 2 luglio, alle 16.40, sono andate in onda su Raiuno le pillole di «La Prima Donna che» prodotte da “Rai Documentari” in collaborazione con Rai Pari Opportunità e Rai Teche. La serie è stata ideata e realizzata da Alessandra di Michele Bragadin . Le clip, come si dice ora, o meglio i videoracconti narrano brevemente di donne che hanno fatto la storia, che sono state delle pioniere nel campo della letteratura, dell’arte, della scienza, nel mondo dell’impresa e delle professioni. “ Ho pensato a 'La Prima Donna che' come a una goccia giornaliera che batte sullo stesso punto. Un format per sgretolare le sedimentazioni secolari prodotte dagli stereotipi di genere e per rafforzare nelle giovani donne la consapevolezza di poter realizzare i sogni più ambiziosi", sottolinea l'autrice. I trenta ritratti che riuniscono donne di ieri e di oggi che, con forza , coraggio e determinazione, sono riuscite a cambiare, almeno in parte, il mondo, sono raccontati dalla voce di giovani ragazze. e cosi, in poco più di due minuti, ecco narrate brevemente ma in maniera molto efficace, la storia della scienziata Margherita Hack, quella di Lina Merlin prima donna eletta al Senato, di Maria Teresa de Filippis, prima donna pilota di Formula 1 ma anche di Luisa Spagnoli, imprenditrice della moda conosciuta in tutto il mondo e di tante altre.

• 15 luglio 2021

Giorgio Celli: “Come rami di una grande quercia”

È stato presentato pochi giorni fa il libro “Come rami di una grande quercia”, la passione per l’ambiente e per la ricerca nella scuola di Giorgio Celli, entomologo e scrittore a cura di Claudio Porrini, Romeo Bellini, Claudio Venturelli e Stefano Maini con la prefazione di Vittorio Emiliani e la presentazione e le interviste di Federico Fazzuoli. Sono racconti di scoperte scientifiche ma anche storie e esperienze di vita del gruppo di ricercatori che hanno lavorato all’Università di Bologna con Giorgio Celli, la grande quercia di cui sono stati i rami che hanno continuato a diffondere i concetti elaborati dal maestro portando avanti una nuova cultura della salvaguardia dell’ambiente. Ecco come Federico Fazzuoli lo presenta. “Celli, uno studioso dell’agricoltura biologica e dell’importanza dell’equilibrio naturale. Un precursore delle tecniche di lotta biologica da applicare in agricoltura per sottrarla al dominio della chimica che negli anni 60, 70 e 80 faceva tabula rasa di ogni forma di vita e rendeva il suolo sterile. il visionario che operava per convincere e coinvolgere le istituzioni a seguirlo su questa nuova strada, inventando e realizzando decine di progetti e firmando accordi su accordi fino al suo capolavoro: la costruzione nel 1983 della Biofabbrica, il Biolab, la fabbrica per produrre insetti utili da contrapporre, una volta immessi in campo o in serra, agli insetti dannosi.

Idea che dopo anni di vita sotto traccia, oggi finalmente comincia a farsi strada seriamente nei programmi europei, nazionali e regionali.”

La domanda fondamentale a cui voleva rispondere Celli era come eliminare nella produzione agricola i prodotti chimici o, almeno, come sostituirli, come difendere le coltivazioni dalla malattie prodotte da funghi, insetti e larve usando insetti antagonisti e allevando insetti predatori che si nutrono degli insetti nocivi. Racconta ancora Federico Fazzuoli: “È sul doppio binario ricerca/applicazione che si sono formati e si sono mossi i suoi allievi nella loro ormai lunga vita professionale. Ho parlato con loro per capire quali di quelle idee e degli insegnamenti derivanti dalle loro ricerche si siano sviluppate, quali concetti si siano consolidati e quali pratiche siano diventate prassi quotidiana.

Quali ostacoli e quali appoggi abbiano incontrato nel corso della loro attività, da quando parlavano da studenti, quasi di nascosto, di queste tesi con Celli nelle stanze dell’università di Bologna, guardati quasi con sospetto e magari con qualche sorrisetto e una scrollatina di spalle dagli altri docenti. E qui comincia la storia del nostro Gruppo Celli.”

• 5 luglio 2021

Bain: l’Italia non è ancora un paese per donne.

Questo il titolo di una interessante ricerca condotta da Bain & Company e presentata in un forum che si è svolto sul web qualche giorno fa.

L’apertura di Claudia D’Arpizio, partner e membro del cda di Bain ha subito chiarito che l’equità di genere nel nostro paese è molto lontana e che questa equità vale tra i 50 e i 150 miliardidi pil potenziale che il Pese perde. L’ Italia è il fanalino di coda dell’Europa. E il Covid ha peggiorato la situazione. “Serve alzare il livello di consapevolezza”, ha ripetuto più volte” D’Arpizio. Soltanto tre donne su dieci sono parlamentari o ministre e solo una su dieci è amministratore delegato. Siamo alla quarta/quinta ondata di femminismo ma le donne hanno perso fiducia nelle aziende e in se stesse: il 67% si sentono aliene rispetto alla cultura aziendale. Nel mondo del lavoro mancano dignità, opportunità e ruolo. Per quanto riguarda la dignità, afferma D’Arpizio, “una donna su due dichiara di aver ricevuto commenti sul suo aspetto, una su tre molestie verbali, una su cinque molestie fisiche”. Per quanto riguarda le opportunità, i processi selettivi non sono stati tarati sulle donne e questo costituisce un grande svantaggio. Il ruolo vede le donne partire svantaggiate perché la ripartizione del lavoro in famiglia è a loro sfavore per un totale di tre ore al giorno rispetto agli uomini. Continua la raffica di dati con un focus sul post pandemia: sui 400.000 posti di lavoro persi il 70% sono delle donne, abusi e femminicidi in questo periodo sono molto aumentati e, in Europa, siamo agli ultimi posti per quanto riguarda gli indicatori che parlano di donne e lavoro.

• 23 giugno 2021

2 Giugno: il discorso del Presidente Mattarella

Il 2 giugno, come ogni anno, in Italia si festeggia l’anniversario della Repubblica Italiana per ricordare il 2 e il 3 giugno 1946 giorni in cui si tenne il referendum con cui gli italiani furono chiamati a decidere quale forma di stato dare al paese, monarchia o repubblica. Eravamo alla fine della Seconda guerra mondiale ed il fascismo era caduto da qualche anno.

Gli italiani scelsero la repubblica.

In questa occasione, il Capo dello Stato pronuncia uno dei suoi discorsi più importanti. E quello di quest’anno è stato particolarmente significativo per la fiducia che ci ha trasmesso dopo un periodo così difficile, fiducia in una rinascita che ha paragonato a quella che l’Italia ha compiuto dopo la seconda guerra mondiale, uno dei periodi più difficili vissuti dal paese. Ha detto il Presidente Mattarella: “Come lo fu allora, questo è tempo di costruire il futuro.” Tanti i temi affrontati dal Presidente, tra cui l’uguaglianza: “C’è un articolo, in particolare, della nostra Costituzione, quello sull’uguaglianza, che suggerisce una riflessione su quanto sia lungo, faticoso e contrastato il cammino per tradurre nella realtà un diritto pur solennemente sancito.Questo principio, vero pilastro della nostra Carta, ha rappresentato e continua a rappresentare una meta da conquistare. Con difficoltà, talvolta al prezzo di dure battaglie. Per molti aspetti un cammino ancora incompiuto. Penso alle differenze economiche, sociali, fra territori. Penso alla condizione femminile, all’impegno delle donne per una piena, concreta affermazione del diritto all’uguaglianza. Desidero ricordare la figura di una donna, Lina Merlin, pioniera della dignità femminile. Rammento la norma che precludeva alle donne l’accesso a molti importanti uffici pubblici, giudicata illegittima dalla Corte costituzionale nel 1960. Una storia che forse i giovani non conoscono e che oggi non può che sembrar loro inconcepibile. Così come è inconcepibile - non soltanto per i giovani - apprendere che il diritto di votare delle donne, nel 1946, è stato una conquista. Si comprende allora come l’elezione a Presidente della Camera, nel 1979, di un’altra donna della Repubblica, Nilde Iotti, sia stata un passo decisivo nell’affermazione del protagonismo delle donne nella vita delle istituzioni.”

• 4 giugno 2021

Longevity 2.0

La scorsa settimana ho partecipato ad un incontro via web molto interessante dal titolo “L’invecchiamento è una grande opportunità, approfittiamone per tempo” organizzato da Aging 2.0 Roma. Pur essendo io sempre stata convinta che gli over 65 possano vivere una seconda vita anche lavorativa, il titolo mi ha fatto un po’sorridere perchè l’idea che l’età possa diventare un’occasione e magari un vantaggio è a dir poco inusuale. Poi, seguendo la conversazione, mi si è aperto un mondo di cui avevo avuto coscienza ma senza immaginare quanto i cambiamenti tecnologici in atto potessero impattare positivamente sugli over 65. Anna Benini che ha ideato e realizzato una start up di caregiving,aprendo l’incontro ha spiegato che Aging2.0 Roma ha individuato due ragioni principali per occuparsi di questi temi: il ritardo italiano nell’affrontare il problema della longevità crescente e la riproduttività sotto soglia. I paesi più longevi cioè dove più del 20% della popolazione ha più di 65 anni, rimangono Giappone, Germania e Italia.E l’Istat ci dice che in Italia gli over aumenteranno ancora arrivando al 30% nel 2030. Il cambiamento più importante auspicato da Anna Bernini è un vero e proprio capovolgimento di mindset in cui gli anziani non sono più visti sotto l’aspetto salutistico come un peso per le nuove generazioni ma come una opportunità in cui vengono date loro nuove occasioni e considerando l’invecchiamento come un mercato in cui aggregare aziende, istituzioni che, insieme al digitale e alle nuove tecnologie potranno realizzare il cambiamento. Stiamo parlando della silver economy.

• 28 maggio 2021

Contagi, continuiamo a stare attenti!

Da sempre attenta lettrice del Corriere della Sera, oggi 10 maggio, in prima pagina leggo con grande stupore un articolo di Carlo Verdelli in cui vengono citate le parole di una giovane che intervistata nella trasmissione televisiva “ Dritto e rovescio” andata in onda su Retequattro, ha detto: “Comunque i giovani della mia età non muoiono di Covid. Neanche mio padre che ha 50 anni muore di Covid. No, dai, muoiono solo le persone anziane…Anche i miei nonni. Tengo molto ai miei nonni, ma se devono morire, morissero, cioè.”

Condivido pienamente lo sdegno di Verdelli e ho provato anche una infinita tristezza nel leggere le parole della ragazza. Tristezza che già avevo sentito vedendo ieri, in tv, le immagini dei Navigli a Milano strapiene di giovani all’ora dell’aperitivo senza alcun distanziamento e senza mascherina. Stesse scene viste anche a Torino, a Napoli, a Roma, in Sicilia. La voglia di libertà prevale su tutto e non solo tra i giovani che dovrebbero stare particolarmente attenti perché sono loro che, se contagiati e magari asintomatici, tornando a casa trasmetteranno il virus ai loro nonni. Quella mascherina che salva la vita a tanti, i giovani non la mettono chissà perché. Forse credono di essere “fighi”e pensano così di sfidare il virus, quando invece loro sono protetti dagli altri che quella mascherina se la mettono.

• 11 maggio 2021