ATTUALITA'

Il desiderio di essere come tutti.

0
0
0
s2sdefault

Questo libro di Francesco Piccolo, edito da Einaudi, ha vinto il premio Strega nel 2014, ma io l’avevo perduto e solo ora l’ho comprato dopo averne letto qualche pagina a casa di amici.E’ come rivedere gli ultimi quaranta anni della politica italiana intrecciati alla vita del protagonista. L’autore è estremamente sincero con se stesso ma ci strappa  anchemolti sorrisi nelle descrizioni ironiche di alcuni momenti cruciali della sua vita. A cominciare da una data “ il 24 giugno 1974 al settantottesimo minuto di una partita di calcio , quando sono diventato comunista…” quando Germania est e Germania ovest si affrontavano ai mondiali . E lui che aveva dieci anni, si trova schierato dalla parte  della prima con quella che suo padre e i giornali trattavano come “la squadra delle riserve” , quasi una squadra di serie B. “Pian piano cominciai a sentire un’incontrollabile simpatia per quegli sconosciuti, più deboli, più fragili, più lontani, più poveri e con le tute più tristi…” Rimane affascinato da Berlinguer e la politica italiana si snoda nelle pagine del libro intervallatada due storie d’amore importanti raccontate con grande ironia, la prima con  Elena, compagna di banco al liceo scientifico che faceva parte del Movimento all’epoca del rapimento Moro, e l’altra Chesaramaiche poi diventerà sua moglie….

.

 

 

Un giorno a Todi per la mostra sui grandi deserti del mondo.

0
0
0
s2sdefault

Dal 3 ottobre al 28 novembre 2020 il Museo Civico e il Complesso del “Nido dell’Aquila” di Todi
(PG) ospitano un percorso di 53 fotografie che raccontano i grandi deserti del nostro pianeta
attraverso lo sguardo di John R. Pepper.
Titolo della mostra: “Ihabited Desert”, 53 immagini analogiche della sua Leica M6 In cui Pepper
narra il suo viaggio.
Il percorso espositivo è accompagnato da video sul backstage del fotografo, con interviste alle
guide che lo hanno accompagnato e ai personaggi incontrati. Un dietro le quinte attraverso cui il
visitatore potrà comprendere il complesso processo creativo fotografico di Pepper, dai preparativi,
allo scatto e alla stampa, condividendo così la piena esperienza dell'artista come se fosse la
propria.
John R. Pepper (1958), nato e cresciuto a Roma, vive tra Palermo, Parigi e New York. La sua
carriera nel mondo della fotografia analogica in bianco e nero inizia all’età di 14 anni con un
praticantato a fianco di Ugo Mulas; nello stesso anno pubblica una sua fotografia su Newsweek.
Pepper lavora con la LeicaM6 e pellicola “Ilford HP5”, stampando su carta Baritata ai sali
d’argento.

“I deserti hanno sempre affascinato i fotografi” - dice Pepper - “La ragione che spesso li porta lì è
catturare la bellezza del paesaggio. Una bella sfida, ma non era quello che cercavo: io volevo
andare oltre. La mia idea, il mio intento, è stato usare il deserto come il pittore sfrutta la verginità
di una tela bianca. Ho cercato di scoprire quali immagini si offrivano al mio sguardo – a volte erano
visioni figurative, altre volte astratte e la simbiosi tra il paesaggio che avevo davanti e le immagini
sepolte dentro di me. Alla fine di questa ricerca subliminale, la mia fotografia, la mia “tela”, si fa
espressione del mio essere profondo, delle mie percezioni di artista”.

Tre anni di lavoro, 18.000 chilometri percorsi nei deserti di Dubai, Egitto, Iran, Israele, Mauritania,
Oman, Russia e Stati Uniti, hanno permesso a Pepper di scoprire luoghi che esprimono complessità
e diversità emotive oltre che geografiche. Un viaggio soprattutto interiore che emerge dai silenzi
delle immagini e palesa la scoperta di quanto questi accomunino l’umanità in incontri intensi e
profondi.

Leggi tutto: Un giorno a Todi per la mostra sui grandi deserti del mondo.

Storia del gattino Questo.

0
0
0
s2sdefault

Una nuova casa, un nuovo periodo della mia vita. 65 per ricominciare, insomma. E quando sono arrivata nella nuova casa, sui tre gradini davanti alla porta ho trovato un gattino che chiedeva insistentemente da mangiare e, con occhi imploranti, di entrare. L’inquilina prima di noi aveva l’abitudine di dar da mangiare sia a lui che ad altri gatti che la sera e la mattina reclamavano cibo e acqua. Ma erano tutti molto aggressivi, gatti di strada, abituati a sopraffarsi anche con violenza pur di ottenere il cibo. E chi rimaneva sempre senza nulla? Il povero gattino chiamato da lei Questo per distinguerlo dai suoi fratelli molto simili a lui. Questo voleva sì da mangiare ma cercava soprattutto carezze. Più piccolo degli altri, grigio ma con delle belle striature scure da tigrotto e i polpastrelli delle zampe neri. E sempre lì ad aspettare una carezza, una grattatina sulla testa e magari di essere preso in braccio. Avrei voluto prenderlo in casa ma mio marito non era molto entusiasta, ma mentre cercavo di convincerlo, il gattino improvvisamente sparisce. Per giorni e giorni l’ho chiamato ma niente, arrivavano tutti gli altri gatti ma lui no. Che fine aveva fatto? Forse era stato preso in casa da qualcun altro o magari gli era successo qualcosa di brutto. Forse era stato investito da una macchina? Mi sentivo in colpa per non averlo preso io, chissà che fine aveva fatto povero gattino. Finché una mattina ho sentito   miagolare sui gradini di casa, ecco era tornato! Ma purtroppo era quasi cieco da un occhio, probabilmente era stato sopraffatto in un combattimento con qualche gatto più grande.

Leggi tutto: Storia del gattino Questo.

Una ricetta dall’Oman.

0
0
0
s2sdefault

D’ estate sulle tavole italiane il riso è sempre presente sia come primo piatto che servito come insalata di riso condita con pomodori, peperoni rossi, prosciutto cotto, olive nere, formaggio, erba cipollina, tonno.

In Oman un piatto classico è il riso biryani. Ma cominciamo dall’inizio perché non tutti sanno dove si trova il Sultanato dell’Oman, quindi ecco qualche informazione. Siamo in Africa sulla punta della Penisola Araba e il paese confina a nord ovest con gli Emirati Arabi, a sud con lo Yemen, ad ovest con l’Arabia Saudita mentre a nord si affaccia sul Golfo  dell’Oman che lo divide dall’Iran e ad est per gran parte del suo territorio sul Mar Arabico.  Oltre il Mar Arabico c’è l’India con un’antichissima  tradizione di scambi commerciali tra i due paesi.

Il riso biryani è un piatto tradizionale molto comune con un sapore un po’ diverso dal nostro perché condito con ingredienti orientali e, sicuramente, può dare un tocco un po’ diverso alla nostra tavola.L’origine di questo piatto è persiana ma presto si diffonde in India e diventa popolare anche in Arabia e nell’Asia meridionale grazie a viaggiatori e mercanti. La parola  persiana biryani significa fritto, arrostito.

Questo piatto può essere fatto a base vegetale a cui volendo si possono aggiungere pezzetti di carne (generalmente pollo o agnello) o pesce.

Leggi tutto: Una ricetta dall’Oman.

L’amore per le piante.

0
0
0
s2sdefault

Ho sempre amato fare un po’ di giardinaggio che mi distende e, nonostante la mia mancanza assoluta di competenza, mi dà sempre grandi soddisfazioni. La sensazione è che le piante percepiscano la mia passione per loro e mi vogliano bene. In questo periodo di lockdown mi sono trovata per caso in una casa degli anni 50 presa in affitto all’estero per seguire mio marito. La sua posizione affacciata sull’oceano ha fatto scattare un amore a prima vista. E poi un vecchio giardino abbandonato da più di dieci anni è stata una sfida imperdibile. Ho trovato in questa parte  dell’Africa, alberi secolari e ombrosi con le loro radici estese come per conquistare tutta la terra  possibile e poi la pianta che ha accompagnato tutta la mia vita, la lantana. La lantana non è una pianta pregiata, direi che in Italia è ancora presente solo nei vecchi giardini ormai sostituita da piante più raffinate ed eleganti. Per me invece è stata la compagna della mia vita fin dalla prima casa al mare vicino a Roma dove sono stata portata quando avevo solo un anno. Ho nitido il ricordo di un enorme cespuglio colorato di rosso, giallo, arancione che cresceva senza sosta contro una grande vetrata dove c’era il tavolo da pranzo. E adesso, qui in Oman, in questo giardino antico ne ho trovato tantissime, un po’ storte,  piene di  rami secchi che andavano in tutte le direzioni o si erano accomodati sulla terra dimenticandosi di fare cespuglio. Per un mese intero mi sono messa  all’opera e tutti i giorni ho tagliato il secco,  le ho raddrizzate legandole con i tutori, gli ho  dato l’acqua, le ho potate per dargli una forma  cercando di farle sembrare  piante degne di stare in un giardino.

Leggi tutto: L’amore per le piante.

Torniamo a visitare le mostre!

0
0
0
s2sdefault

Finalmente l’Italia ha riaperto molte delle mostre che erano state chiuse per la pandemia. In tutta la penisola è una gara a tornare dal pubblico che ansioso aspettava. In questi mesi è stato fatto un grande sforzo per rendere fruibili le mostre on line rendendo più piacevole l’isolamento a cui siamo stati costretti. E per tanti di noi questa possibilità è stata un grande sollievo culturale rispetto anche al bombardamento mediatico sul Corona virus necessario sì ma anche ansiogeno e da molti vissuto come una violenza. Poter tornare a vedere una mostra dal vivo è però un’altra cosa. Il rapporto con l’opera di un artista per me è qualcosa di fisico. Potrei fare un paragone con la lettura dei giornali on line, utilissima, che ci fa essere sempre aggiornati con notizie che coprono il mondo intero ma che è differente rispetto alla carta stampata. La fisicità e il contatto con la carta stampata mi inducono a riflessioni meno frettolose, mi piace indulgere e approfondire, non solo sapere le notizie. Non che questo non si possa fare anche con la versione on line ma per me la lettura on line è più di tipo informativo, certamente più veloce e pratica per il lavoro dove in pochi minuti si fanno ricerche approfondite su qualsiasi argomento. Fatta salva l’affidabilità delle fonti, naturalmente. Lo stesso meccanismo vale, nel mio caso, per le mostre. Cerco sempre di andare nei momenti meno affollati per potermi fermare quanto voglio davanti ad un quadro che mi suscita emozioni forti. Mi soffermo sulle pennellate, sui volti, sui colori. E’ come un rapporto personale con l’opera d’arte che non ammette ‘fredde interferenze’.

Leggi tutto: Torniamo a visitare le mostre!

65 PER RICOMINCIARE - Settimanale online di informazione
Sede in Roma
Direttore - Anita D'Asaro
Direttore Responsabile - Raffaella Tesori
Contatti: +39.335.481816
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Copyright © 2025 www.65perricominciare.it

Tutti i diritti riservati

powered by

OPEN CONSULTING
Inizio Pagina