ATTUALITA'

Finalmente pensiamo agli anziani.

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Ho spesso scritto su queste pagine il mio disappunto per quella che Papa Francesco ha chiamato la cultura dello scarto per quanto riguarda gli anziani e, leggendo qualche giorno fa il bellissimo articolo di Antonio Scurati sul Corriere della Sera in cui descrive la fuga di Enea che porta sulle spalle il padre Anchise e tiene per mano il figlio Ascanio, ho scoperto quella che Scurati chiama “l’essenza dell’umano” cioè soccorrere i più deboli, i più fragili, gli anziani e anche i i nostri figli.  Lo scrittore sottolinea come noi umani siamo l’unica specie che si prende cura dei propri vecchi.  Quella immagine di Enea così magistralmente descritta da Scurati mi è rimasta negli occhi per giorni, confortata dalla ferma decisione del Presidente del Consiglio Draghi di procedere alle vaccinazioni contro il Covid 19 avendo come unico criterio l’età. Finalmente! Pensare a quella che io chiamo la strage degli anziani nelle RSA(le residenze a loro dedicate) che si è verificata in Italia non solo nella prima ondata dello scorso anno ma anche in questo 2021, mi riempie di rabbia e di tristezza. Abbiamo abbandonato i nostri anziani lasciandoli morire da soli senza nemmeno poter salutare i propri cari.È veramente inaccettabile. E i giornali continuano a riportare casi di anziani oltre gli ottanta anni ancora non vaccinati.È questa la sanità che abbiamo costruito in Italia in questi anni?

 

 

 

                                                                                                 

Prof. Luigi Chiariello: l’evoluzione del trattamento dell’insufficienza mitralica.

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Il 29 marzo alle 12.30 dopo una forzata interruzione dovuta alla pandemia, riprendono per via telematica i simposi sulla chirurgia cardiaca dalla Mediterranea di Napoli, struttura ospedaliera di cui è presidente e direttore scientifico il prof. Luigi Chiariello. Questa sessione sarà dedicata all’evoluzione del trattamento dell’insufficienza mitralica.
Parliamo di un’area della cardiochirurgia in continua evoluzione: una chirurgia sempre meno invasiva, video assistita che  si confronta con tecniche di cardiologia interventistica in continuo progresso. La scelta terapeutica più appropriata diventa sempre più spesso il risultato di una valutazione comune dell’Heart Team.

Abbiamo chiesto al prof. Luigi Chiariello quando si può parlare di insufficienza mitralica, qual è l’età dei pazienti colpitie se è una patologia pericolosa. Ecco la sua risposta:

 

“La malattia della valvola mitralica nei paesi più sviluppati ha negli anni cambiato le sue caratteristiche cliniche. È’ ormai raro incontrare pazienti con la malattia reumatica della mitrale, con la valvola cioè deformata, calcifica e pressoché distrutta dal processo reumatico: l’infezione reumatica è ormai ben controllata dalla prevenzione e terapia. Sempre più frequente è invece l’incidenza della malattia degenerativa della mitrale che essendo spesso su predisposizione genetica, può manifestarsi anche in età relativamente giovane, ma è sempre più frequente che avvenga col passare degli anni. Nella malattia degenerativa il tessuto della valvola è lasso, spesso prolassante, l’anello è dilatato, tutte caratteristiche che portano all’incontinenza (“insufficienza”) dell’apparato valvolare.”

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Una ricetta filippina

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Mia madre era toscana e la mia cucina si è sempre ispirata a quella tradizione. Per quanto riguarda il pollo, una delle carni bianche più consigliate dopo una certa età, l’ho sempre fatto in tegame con olio, aglio, salvia e un po’ peperoncino facendolo rosolare all’inizio  e poi coprendolo con il coperchio fino a cottura completata. Adesso ho imparato una nuova ricetta filippina molto gustosa e piacevole, si chiama Chicken adobe, eccola.

Il pollo si taglia a pezzi di media grandezza che vengono lavati e asciugati. In un tegame mettete abbondante salsa di soya, un po’ di aceto, pepe nero in grani, cinque spicchi d’aglio pressati e aggiungere un po’ d’acqua calda. Cuocervi ilpollo fino ad ebollizione aggiungendo e tre foglie di alloro e, se la trovate in qualche negozio specializzato, la salsa Adobe. Oppure la potete fare voi cercandola su internet. Volendo, si possono aggiungere delle patate tagliate a pezzi grandi.

A questo punto togliere l’aglio pressato e metterlo in una padella dove avrete riscaldato abbondante olio extravergine di oliva e, quando l’aglio scurisce,aggiungere il pollo e cuocerlo fino a quando diventa scuro. Aggiungere sale, pepe, un cucchiaino da te di zucchero di canna e la salsa fatta prima. Cuocere per altri 15 minuti circa. Per decorazione finale i filippini aggiungono piccoli pezzi di spring onion.

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Gli animali sono esseri senzienti.

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La  Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente ha chiesto qualche giorno fa al nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi e al neoministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, l’inserimento nella Costituzione della tutela non solo dell’ambiente ma anche degli ecosistemi, della biodiversità e degli animali.

Nella giurisprudenza la definizione di essere senziente presuppone una serie di tutele e di prerogative: il Trattato di Lisbona, uno dei trattati dell’Unione Europea,  così ha definito gli animali. Ciò non significa tuttavia che attraverso tale definizione ne abbia sancito i diritti e questa sarebbe l’occasione per dare rango costituzionale alla tutela degli animali allineando la nostra Carta Costituzionale ai migliori esempi europei come Svizzera, Austria e Germania.

Tanti sono i problemi da risolvere dalla prevenzione del randagismo con il divieto di uccidere cani e gatti randagi, al contrasto del traffico di cuccioli, al racket dei combattimenti tra cani…

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Il cognome delle madri.

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Avendo un fratello maschio, fin da ragazzina mi sono chiesta perché mai i suoi figli avrebbero avuto il privilegio di usare il cognome del padre mentre i miei non avrebbero mai potuto usare il mio. Perché il ramo della famiglia da me rappresentato e a cui avrei dato discendenza non avrebbe mai avuto il mio cognome? Ho vissuto tutto ciò come una profonda ingiustizia nei confronti delle donne in una società ancora oggi fondata da principi patriarcali. Nel 2016 c’era stata finalmente una sentenza storica della Corte Costituzionale che aveva permesso di dare il cognome della madre ai propri figli nati nel matrimonio nel caso di accordo fra i genitori, e quindi sussistendo il consenso del marito. Pochi giorni fa è stata sollevata dalla Consulta una questione di legittimità costituzionale dell’articolo 262 primo comma del Codice Civile, là dove in mancanza di accordo dei genitori, viene imposto alla nascita il cognome paterno e non quello di entrambi i genitori anche per i figli nati fuori del matrimonio. Ma sentiamo l’avvocata Fulvia Astolfi che da anni si occupa di parità di genere anche come presidente di Ewmd, (associazione europea che promuove il management femminile), che ci può chiarire i punti essenziali della questione e i nuovi diritti delle madri. Dice l’avv. Astolfi:“Nell’ambito di un processo civile la Corte Costituzionale con propria ordinanza ha deciso che la proposta questione di illegittimità costituzionale dell’art 262 codice civile è fondata e merita una pronuncia approfondita. L’ordinanza quindi non decide nel merito e come superare la illegittimità, sarà la sentenza che la Corte Costituzionale emanerà a farlo. Ci si aspetta che la sentenza possa essere pronta nel giro di qualche mese, e che proporrà l’interpretazione -costituzionalmente orientata- dell’art 262 primo comma codice civile. Quella interpretazione andrà poi applicata dal Ministero degli Interni e dagli Uffici degli atti civili. Al momento, a seguito della precedente sentenza del 2016, il cognome della madre per i figli nati dal matrimonio si aggiunge a quello del padre con il di lui consenso. Questa norma si applica alla nascita, mentre non viene considerato il caso di un figlio che in età adulta voglia cambiare il proprio cognome.

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La ricetta della caponata siciliana.

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Ecco qui di seguito la ricetta della caponata siciliana da me cucinata in ricordo delle mie origini siciliane da parte di mio padre che era di Termini Imerese.

Intanto chiariamo subito che le ricette della caponata siciliana sono due: quella palermitana che esclude i peperoni e quella catanese che invece li include. A voi la scelta. Io ho fatto un ibrido: dopo aver cucinato i peperoni al forno e averli conditi con olio, aglio e prezzemolo, mi sono limitata ad aggiungerne una modestissima quantità con l’intento di evitare un sapore troppo dolce.

Un avvertimento: non date retta a chi dice che ci vogliono quaranta minuti. Ci vuole molto di più. Il procedimento è lungo perché bisogna cucinare gli ingredienti separatamente. Eccoli: olio extravergine di oliva,  quattro o cinque melanzane non grandi, una costa di sedano sottile, tre etti di pomodorini, scalogno, pinoli abbondanti, capperi sotto sale in dose generosa, olive verdi in salamoia, aceto di vino bianco, zucchero, basilico, concentrato di pomodoro. Le melanzane vanno tagliate a pezzi max di due centimetri e fritte. Mettetele su una carta per far assorbire l’olio. Tagliate in due i pomodorini piccoli tondi e teneteli da parte. Stessa sorte per le olive che, naturalmente, avrete denocciolato. Non vi scordate di passare i capperi sotto l’acqua per togliere il sale. Lo scalogno (o se non l’avete la cipolla bianca) va tagliato ad anelli non troppo sottili e soffritto facendo attenzione a dorarlo appena.  In un’altra padellina scottate appena il sedano tagliato a rondelle.

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