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TENDENZE

Lo chef stellato Niko Romito apre a Roma un nuovo locale.

Ha da poco aperto a Roma, Spazio di Niko Romito, un locale multifunzionale con un concept e una proposta gastronomica dal respiro internazionale, in linea con gli altri locali già aperti a Rivisondoli, a Roma all’interno di Eataly all’Ostiense e a Milano. Niko Romito, cuoco abruzzese autodidatta, ha conquistato tre stelle Michelin. Gestisce con la sorella Cristiana il ristorante Reale che ha da poco trasferito da Rivisondoli a Castel di Sangro, nel suggestivo ex monastero del ‘500, Casadonna. Spazio Roma è il primo progetto nato dall’incontro di Niko Romito con Italia Cibum Spa, realtà che nasce con l’obiettivo di promuovere l’enogastronomia italiana e che prevede la realizzazione, in cinque anni, di altri otto ristoranti Spazio. L’architetto Stefano Rosini, a capo dello studio Triplan, ha curato il progetto architettonico. Triplan vanta lavori di successo presso importanti clienti quali: Interpol, Volvo, Fifa, Pirelli, Leroy Merlin, X- Factor, Ministero Pari Opportunità, Roma Capitale…L’architetto Rosini ha ideato un ambiente che possa essere accogliente dal mattino alla sera. Attraverso la scelta di materiali come: il legno, l’ottone, il ferro, il cemento; di colori caldi e di luci a sospensione, ha realizzato un locale glamour e confortevole. Con una superficie di 450 metri quadri divisi in due aree: il ristorante e il caffè, uniti da un corridoio di raccordo, Spazio si affaccia sia su via Guido D’Arezzo che su Piazza Verdi. Il ristorante, con un soffitto vegetale di edere olandesi, ha circa settanta coperti, tavoli in ferro su disegno dello studio Triplan e sedie di Giò Ponti. La cucina a vista è di 60 metri quadri ed è possibile mangiare appoggiati al bancone osservando gli chef al lavoro. Il menu, ideato da Niko Romito e Gaia Giordano, è comune agli altri ristoranti Spazio, ma presenta alcune varianti dettate dal luogo e dai prodotti locali, proponendo una cucina italiana contemporanea, creativa, leggera e gustosa. Spazio Pane Caffè ha un bancone centrale, in marmo con venature color oro, illuminato da eleganti lampade in ottone brunito, una cucina a vista, otto comodi tavoli, con finiture coordinate a lampade in ceramica realizzate a mano ed una libreria. Introduce un concetto di tavola calda “evoluta” , dove il pane è il fulcro del menu. Dalle 7 del mattino fino alle 11 si può fare una colazione gourmet con prodotti realizzati nel laboratorio di pasticceria. Dalle 11 in poi il menu prevede panini, focacce, toast, primi e secondi ispirati alla cucina del centro-sud come le zuppe, i brodi, la fetta di pane e ragù, la rosticceria ed infine i dolci al carrello e della casa. Da Spazio si potranno acquistare, a qualsiasi ora del giorno, il pane caldo e fragrante ma anche numerosi piatti da asporto.

Spazio Niko Romito – Piazza Giuseppe Verdi 9/E – 00198 Roma – Telefono: 06 8535 2523

• 14 febbraio 2018

Le Ladyvette ovvero Sugar, Pepper e Honey al Teatro della Cometa con “Le dive dello swing”

Le spumeggianti Ladyvette, tre cantanti e attrici talentuose, ovvero Sugar (Teresa Federico), Pepper (Valentina Ruggeri ) e Honey (Francesca Nerozzi), saranno in scena al Teatro della Cometa dall’8 al 18 febbraio con lo spettacolo “Le dive dello swing” . La supervisione artistica è di Lillo Petrolo, le musiche e la direzione musicale di Roberto Gori, per la regia di Massimiliano Vado. Cantano inediti in stile vintage, classici della musica pop anni ’80 e ’90 reinterpretati in chiave swing e musica originale anni 40’ e 50’.

• 7 febbraio 2018

Le Ladyvette ovvero Sugar, Pepper e Honey al Teatro della Cometa con “Le dive dello swing”

Le spumeggianti Ladyvette, tre cantanti e attrici talentuose, ovvero Sugar (Teresa Federico), Pepper (Valentina Ruggeri ) e Honey (Francesca Nerozzi), saranno in scena al Teatro della Cometa dall’8 al 18 febbraio con lo spettacolo “Le dive dello swing” . La supervisione artistica è di Lillo Petrolo, le musiche e la direzione musicale di Roberto Gori, per la regia di Massimiliano Vado. Cantano inediti in stile vintage, classici della musica pop anni ’80 e ’90 reinterpretati in chiave swing e musica originale anni 40’ e 50’.

• 7 febbraio 2018

Le Ladyvette ovvero Sugar, Pepper e Honey al Teatro della Cometa con “Le dive dello swing”

Le spumeggianti Ladyvette, tre cantanti e attrici talentuose, ovvero Sugar (Teresa Federico), Pepper (Valentina Ruggeri ) e Honey (Francesca Nerozzi), saranno in scena al Teatro della Cometa dall’8 al 18 febbraio con lo spettacolo “Le dive dello swing” . La supervisione artistica è di Lillo Petrolo, le musiche e la direzione musicale di Roberto Gori, per la regia di Massimiliano Vado. Cantano inediti in stile vintage, classici della musica pop anni ’80 e ’90 reinterpretati in chiave swing e musica originale anni 40’ e 50’.

• 7 febbraio 2018

Le Ladyvette ovvero Sugar, Pepper e Honey al Teatro della Cometa con “Le dive dello swing”

Le spumeggianti Ladyvette, tre cantanti e attrici talentuose, ovvero Sugar (Teresa Federico), Pepper (Valentina Ruggeri ) e Honey (Francesca Nerozzi), saranno in scena al Teatro della Cometa dall’8 al 18 febbraio con lo spettacolo “Le dive dello swing” . La supervisione artistica è di Lillo Petrolo, le musiche e la direzione musicale di Roberto Gori, per la regia di Massimiliano Vado. Cantano inediti in stile vintage, classici della musica pop anni ’80 e ’90 reinterpretati in chiave swing e musica originale anni 40’ e 50’.

• 7 febbraio 2018

Viaggio sul Canale di Borgogna a bordo di un hotel galleggiante.

Visitare il Canale di Borgogna, in Francia, a bordo di un ”hotel-peniche “ o hotel galleggiante è una buona formula che si concilia con l’età che avanza. Niente più lunghi percorsi in macchina, ma un confortevole viaggio, ad una velocità di 6 km all’ora, lungo il Canale di Borgogna, senza stress ed orari imposti. Una volta scesi a terra , due opzioni, per i più sportivi le visite si possono fare in bicicletta, mentre per i più pigri sono a disposizione dei pullmini con guida turistica. Uno degli itinerari più famosi è quello che attraversa la Côte d’Or, parliamo della “Route des Grands Crus” chiamato anche gli “Champs-Elysées” della Borgogna, un percorso di 60 kilometri, creato nel 1937, che si identifica come la più antica strada del vino francese .

• 1 febbraio 2018

Viaggio sul Canale di Borgogna a bordo di un hotel galleggiante.

Visitare il Canale di Borgogna, in Francia, a bordo di un ”hotel-peniche “ o hotel galleggiante è una buona formula che si concilia con l’età che avanza. Niente più lunghi percorsi in macchina, ma un confortevole viaggio, ad una velocità di 6 km all’ora, lungo il Canale di Borgogna, senza stress ed orari imposti. Una volta scesi a terra , due opzioni, per i più sportivi le visite si possono fare in bicicletta, mentre per i più pigri sono a disposizione dei pullmini con guida turistica. Uno degli itinerari più famosi è quello che attraversa la Côte d’Or, parliamo della “Route des Grands Crus” chiamato anche gli “Champs-Elysées” della Borgogna, un percorso di 60 kilometri, creato nel 1937, che si identifica come la più antica strada del vino francese .

• 1 febbraio 2018

Viaggio sul Canale di Borgogna a bordo di un hotel galleggiante.

Visitare il Canale di Borgogna, in Francia, a bordo di un ”hotel-peniche “ o hotel galleggiante è una buona formula che si concilia con l’età che avanza. Niente più lunghi percorsi in macchina, ma un confortevole viaggio, ad una velocità di 6 km all’ora, lungo il Canale di Borgogna, senza stress ed orari imposti. Una volta scesi a terra , due opzioni, per i più sportivi le visite si possono fare in bicicletta, mentre per i più pigri sono a disposizione dei pullmini con guida turistica. Uno degli itinerari più famosi è quello che attraversa la Côte d’Or, parliamo della “Route des Grands Crus” chiamato anche gli “Champs-Elysées” della Borgogna, un percorso di 60 kilometri, creato nel 1937, che si identifica come la più antica strada del vino francese . I monaci vignaioli tra il ‘600 e il 1100, coniarono la parola “cru” per definire quali erano i migliori appezzamenti dove piantare nuovi vitigni. Li delimitarono con dei muri perimetrali tutt’ora esistenti. E cosi nacquero i prestigiosi “grands crus” di Clos de Vougeot, di Clos de Bèze e molti altri. La “Route des Grands Crus” attraversa 37 villaggi leggendari e due città importanti, Beaune e Digione. La città fortificata di Beaune è la capitale dei vini della Borgogna, oltre a vedere il Museo del Vino che racconta la storia delle vigne più famose al mondo, si possono fare numerose visite e degustazioni presso le prestigiose cantine dei produttori locali. Molto interessante Digione, la capitale dei duchi di Borgogna, soprannominata dal re Francesco I “la città dai 100 campanili” che vanta un doppio riconoscimento da parte dell’Unesco. Tra le cose da visitare la chiesa di Notre Dame , capolavoro gotico, che custodisce la statua della Madonna Nera e la Torre Philippe le Bon che sovrasta l’insieme dei palazzi dei Duchi di Borgogna e che ci riporta ai tempi memorabili dei Duchi di Valois. Ha un altezza di 46 metri da cui si può ammirare un panorama mozzafiato. Ma Digione è famosa anche per la cultura gastronomica, per i meravigliosi vini, per la profumata senape, salsa la cui storia risale a tempi antichi e per il “Pain d’Epices”, un dolce a base di miele e di spezie. Assolutamente da assaggiare quello dell’antica Maison Mulot & Petitjean fondata a Digione nel 1796, che ha come sede storica un magnifico palazzo, l’Hotel Catin de Richemont, costruito al 15esimo secolo, le cui facciate sono ornate da sculture che rappresentano piccoli animali. Un consiglio, entrate in questo negozio antico perfettamente restaurato e lasciatevi trascinare dal profumo inebriante del Pain d’Epices.

www.bougogne-tourisme.com

• 1 febbraio 2018

“Maledetto Peter Pan” . La commedia esilarante sulla crisi di mezza età.

In questi giorni al Teatro della Cometa di Roma, è in scena “Maledetto Peter Pan” di Michele Bernier e Marie Pascale Osterrieth. Lo spettacolo di cui è protagonista la bravissima Michela Andreozzi, ha la regia di Massimiliano Vado. In Francia ha avuto un clamoroso successo di pubblico e di critica. Lo spettacolo, che nasce dal fumetto di Florence Cestac , è stato portato a teatro dalla regista Marie Pascale Osterrieth con l’attrice comica Michele Bernier. Questo successo si replica da quattro anni ed è diventato un evergreen di Michela Andreozzi.

• 24 gennaio 2018

La magia di Fornasetti a Palazzo Altemps.

In questi giorni, a Roma, una mostra assolutamente da vedere è quella dedicata a Fornasetti, realizzata in occasione dei 20 anni dell’apertura al pubblico di Palazzo Altemps. Una dimora aristocratica che ha ospitato in passato numerose famiglie nobili come i Riario, i Medici, gli Orsini, gli Altemps e gli Hardouin

• 9 gennaio 2018

Piccolo trattato storico - natalizio sul tacchino.

In molte famiglie c’è la tradizione a Natale di mangiare il tacchino. Ma da dove viene questa tradizione? Ecco la sua storia. Tremila anni fa gli Incas, i Maya e gli Aztechi avevano addomesticato il tacchino, Meleagris Gallopavo, e lo mangiavano arrostito ed accompagnato da salse speziate. Impiegavano le bellissime piume per realizzare sontuosi ornamenti. Quando nel 1492 Cristoforo Colombo arrivò in America scoprì questo volatile, dalle piume che ricordano filamenti di lana, fino allora sconosciuto. Sulle tavole natalizie troneggiavano, infatti, polli ed oche arrosto. Cristoforo Colombo ne riportò alcuni esemplari in Europa. Nel 1525 Gonzales Fernando di Oviedo, governatore dell’ attuale Repubblica Dominicana, lo descriveva come un uccello della famiglia dei pavoni nel suo “Summario de la historia natural de las Indias Occidentales”. Veniva chiamato in modi diversi, gli indigeni gli davano l’appellativo di Huescolot, i francesi invece Coq’d’Inde , i portoghesi e gli spagnoli Pavones de Las Indias. Questo perché proveniva dalle terre scoperte, come citato prima, da Cristoforo Colombo e che allora si pensava fossero le Indie Occidentali. In Inghilterra fu immesso sul mercato dai mercanti turchi e per questo prese il nome di turkey-cochs, semplificato poi in turkey. In Francia il primo tacchino fu servito nel 1570 alle nozze di Carlo IX , figlio di Caterina de’ Medici, con Elisabetta d’Austria. Le cronache ci ricordano che era anche il piatto preferito da Napoleone I. Nel l’800 viene cambiato il modo di prepararlo. I grandi chef, come Escoffier, ebbero l’idea di farcirlo con deliziosi impasti a base di castagne, mele, funghi porcini ed altri preziosi ingredienti. Nel 1825 il famoso cuoco Brillat- Savarin racconta che da novembre a febbraio, a Parigi, si consumavano, ogni giorno, trecento tacchini farciti al tartufo, se facciamo il conto arriviamo a trentaseimila volatili! In seguito fu scelto come pietanza natalizia, in quanto più grande e più economico del pollo e dell’oca, sfamando così più commensali riuniti intorno allo stesso desco. Altra cosa importante doveva cuocere a fuoco lento e veniva quindi lasciato tranquillamente in forno durante il tempo della messa di Natale. Ancora oggi è un must-have , dei banchetti natalizi, il tacchino farcito con le castagne e accompagnato da verdure che cambiano secondo le tradizioni, dai cavoletti di Bruxelles, ai pisellini, alla purea di patate dolci e molte volte è servito anche con composta di albicocche o cranberries.
Ed allora, Buon tacchino a tutti!

• 23 dicembre 2017

Piccolo trattato storico - natalizio sul tacchino.

In molte famiglie c’è la tradizione a Natale di mangiare il tacchino. Ma da dove viene questa tradizione? Ecco la sua storia. Tremila anni fa gli Incas, i Maya e gli Aztechi avevano addomesticato il tacchino, Meleagris Gallopavo, e lo mangiavano arrostito ed accompagnato da salse speziate. Impiegavano le bellissime piume per realizzare sontuosi ornamenti. Quando nel 1492 Cristoforo Colombo arrivò in America scoprì questo volatile, dalle piume che ricordano filamenti di lana, fino allora sconosciuto. Sulle tavole natalizie troneggiavano, infatti, polli ed oche arrosto. Cristoforo Colombo ne riportò alcuni esemplari in Europa.

• 19 dicembre 2017