Passa al contenuto

TENDENZE

Teatro della Cometa. Per la prima volta in Italia “Incognito” di Nick Payne

A Roma, al Teatro della Cometa, dal 4 al 22 aprile, in scena l’opera “Incognito” del giovane drammaturgo inglese Nick Payne, considerato dalla critica il nuovo Tom Stoppard. I ventuno personaggi che ruotano attorno a tre storie principali sono interpretati da Graziano Piazza, Anna Cianca, Giulio Forges Davanzati, Désirée Giorgietti con la regia di Andrea Trovato. “I nostri cervelli lavorano costantemente, in maniera estenuante e senza sosta per trasmetterci l’illusione che tutto sia sotto controllo, ma non è così…Il cervello è una macchina narrativa ed è davvero, davvero brava a fregarci!”Finalmente, dopo i grandi successi di Londra e New York, potremmo vedere anche in Italia “Incognito”. Nell’opera teatrale il cervello è protagonista , un organo capace di accumulare dati, memorizzarli, codificarli e dare senso alla realtà attraverso la costruzione di un racconto. L’impianto narrativo è costituito da tre storie principali, interconnesse fra loro, che esplorano la natura dell’identità e di come siamo definiti da quello che ricordiamo.

• 20 marzo 2018

Pasqua. Tempo di Pastiera napoletana

Come dice Rita Pane nel suo meraviglioso libro “I sapori del sud - alla riscoperta della cucina mediterranea” “Tradizionalmente, il giorno di Pasqua, preludio alla primavera, la pastiera può essere, pirandellianamente, una, nessuna e centomila. Ogni famiglia ha la sua ricetta, gli ingredienti sono tanti ed è sufficiente che cambi la proporzione di uno di essi perché il sapore sia diverso. “ La storia della pastiera napoletana nasce dalla leggenda, d’epoca romana o addirittura greca, secondo cui Partenope, una sirena, aveva scelto le acque del Golfo di Napoli come luogo di residenza. Ogni giorno incantava la popolazione del luogo con canti melodiosi. Gli abitanti, per ringraziarla, presero l’abitudine di portarle sette doni: farina, simbolo di ricchezza, ricotta, simbolo di abbondanza, uova , simbolo di fertilità, grano cotto nel latte, simbolo di unione tra flora e fauna, agrumi o fiori d’arancia, rappresentativi del loro territorio, spezie e zucchero .Con questi ingredienti, Partenope, realizzò una torta squisita.

• 13 marzo 2018

Pasqua. Tempo di Pastiera napoletana

Come dice Rita Pane nel suo meraviglioso libro “I sapori del sud - alla riscoperta della cucina mediterranea” “Tradizionalmente, il giorno di Pasqua, preludio alla primavera, la pastiera può essere, pirandellianamente, una, nessuna e centomila. Ogni famiglia ha la sua ricetta, gli ingredienti sono tanti ed è sufficiente che cambi la proporzione di uno di essi perché il sapore sia diverso. “ La storia della pastiera napoletana nasce dalla leggenda, d’epoca romana o addirittura greca, secondo cui Partenope, una sirena, aveva scelto le acque del Golfo di Napoli come luogo di residenza. Ogni giorno incantava la popolazione del luogo con canti melodiosi. Gli abitanti, per ringraziarla, presero l’abitudine di portarle sette doni: farina, simbolo di ricchezza, ricotta, simbolo di abbondanza, uova , simbolo di fertilità, grano cotto nel latte, simbolo di unione tra flora e fauna, agrumi o fiori d’arancia, rappresentativi del loro territorio, spezie e zucchero .Con questi ingredienti, Partenope, realizzò una torta squisita.

• 13 marzo 2018

Pasqua. Tempo di Pastiera napoletana

Come dice Rita Pane nel suo meraviglioso libro “I sapori del sud - alla riscoperta della cucina mediterranea” “Tradizionalmente, il giorno di Pasqua, preludio alla primavera, la pastiera può essere, pirandellianamente, una, nessuna e centomila. Ogni famiglia ha la sua ricetta, gli ingredienti sono tanti ed è sufficiente che cambi la proporzione di uno di essi perché il sapore sia diverso. “ La storia della pastiera napoletana nasce dalla leggenda, d’epoca romana o addirittura greca, secondo cui Partenope, una sirena, aveva scelto le acque del Golfo di Napoli come luogo di residenza. Ogni giorno incantava la popolazione del luogo con canti melodiosi. Gli abitanti, per ringraziarla, presero l’abitudine di portarle sette doni: farina, simbolo di ricchezza, ricotta, simbolo di abbondanza, uova , simbolo di fertilità, grano cotto nel latte, simbolo di unione tra flora e fauna, agrumi o fiori d’arancia, rappresentativi del loro territorio, spezie e zucchero .Con questi ingredienti, Partenope, realizzò una torta squisita.

• 13 marzo 2018

Il 6 marzo -LymphADAY- Giornata mondiale sul Linfedema.

In Italia, ogni anno, si stimano circa 40.000 nuovi casi di Linfedema. Se ne parlerà il 6 marzo a Roma, al Policlinico Gemelli in occasione del LymphADay (Lymphedema Awareness Day) la giornata mondiale sul Linfedema, promossa in Italia dalla Beautiful After Breast Cancer onlus (BABC), per sensibilizzare pazienti, medici e media su questa patologia. Ma cosa è esattamente il linfedema? Ci risponde Marzia Salgarello, Presidente BABC e responsabile del centro per la terapia chirurgica del linfedema della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma: “Si tratta di una patologia cronica, progressiva e debilitante, causata dall’accumulo di linfa sotto la pelle degli arti superiori o inferiori. A causa della mancanza di drenaggio della linfa mani, braccia o gambe diventano progressivamente più gonfi provocando dolore e disagio. Il fenomeno interessa dal 20 al 40% di chi si è sottoposto a cure oncologiche, in particolare chi è stato operato di tumori al seno, ginecologici, urologici, melanoma e ha subito l’asportazione dei linfonodi, ghiandole strategiche per il drenaggio della linfa”.Si può definire un “effetto collaterale” del trattamento antitumorale e cosa importante si può manifestare a distanza di molti mesi ed anni. Per questo devono essere adottate delle norme igienico-comportamentali utili alla prevenzione e al controllo dell’edema linfatico come evitare di essere in sovrappeso, di portare pesi eccessivi, di procurarsi lesioni anche piccole, di non indossare indumenti troppo costrittivi, di stare attenti all’esposizione solare e ad abluzioni troppo calde. Molto spesso però i pazienti non sono informati della possibile insorgenza del linfedema. Precisa Salgarello: “Affrontare questa patologia il prima possibile, invece, fa la differenza. Una volta che l’arto è gonfio e la patologia stabile con modificazioni patologiche dei tessuti, diventa più difficile da trattare sia con la super-microchirurgia che con la fisioterapia”.

• 6 marzo 2018

Il 6 marzo -LymphADAY- Giornata mondiale sul Linfedema.

In Italia, ogni anno, si stimano circa 40.000 nuovi casi di Linfedema. Se ne parlerà il 6 marzo a Roma, al Policlinico Gemelli in occasione del LymphADay (Lymphedema Awareness Day) la giornata mondiale sul Linfedema, promossa in Italia dalla Beautiful After Breast Cancer onlus (BABC), per sensibilizzare pazienti, medici e media su questa patologia. Ma cosa è esattamente il linfedema? Ci risponde Marzia Salgarello, Presidente BABC e responsabile del centro per la terapia chirurgica del linfedema della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma: “Si tratta di una patologia cronica, progressiva e debilitante, causata dall’accumulo di linfa sotto la pelle degli arti superiori o inferiori. A causa della mancanza di drenaggio della linfa mani, braccia o gambe diventano progressivamente più gonfi provocando dolore e disagio. Il fenomeno interessa dal 20 al 40% di chi si è sottoposto a cure oncologiche, in particolare chi è stato operato di tumori al seno, ginecologici, urologici, melanoma e ha subito l’asportazione dei linfonodi, ghiandole strategiche per il drenaggio della linfa”.Si può definire un “effetto collaterale” del trattamento antitumorale e cosa importante si può manifestare a distanza di molti mesi ed anni. Per questo devono essere adottate delle norme igienico-comportamentali utili alla prevenzione e al controllo dell’edema linfatico come evitare di essere in sovrappeso, di portare pesi eccessivi, di procurarsi lesioni anche piccole, di non indossare indumenti troppo costrittivi, di stare attenti all’esposizione solare e ad abluzioni troppo calde. Molto spesso però i pazienti non sono informati della possibile insorgenza del linfedema. Precisa Salgarello: “Affrontare questa patologia il prima possibile, invece, fa la differenza. Una volta che l’arto è gonfio e la patologia stabile con modificazioni patologiche dei tessuti, diventa più difficile da trattare sia con la super-microchirurgia che con la fisioterapia”.

• 6 marzo 2018

Il 6 marzo -LymphADAY- Giornata mondiale sul Linfedema.

In Italia, ogni anno, si stimano circa 40.000 nuovi casi di Linfedema. Se ne parlerà il 6 marzo a Roma, al Policlinico Gemelli in occasione del LymphADay (Lymphedema Awareness Day) la giornata mondiale sul Linfedema, promossa in Italia dalla Beautiful After Breast Cancer onlus (BABC), per sensibilizzare pazienti, medici e media su questa patologia. Ma cosa è esattamente il linfedema? Ci risponde Marzia Salgarello, Presidente BABC e responsabile del centro per la terapia chirurgica del linfedema della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma: “Si tratta di una patologia cronica, progressiva e debilitante, causata dall’accumulo di linfa sotto la pelle degli arti superiori o inferiori. A causa della mancanza di drenaggio della linfa mani, braccia o gambe diventano progressivamente più gonfi provocando dolore e disagio. Il fenomeno interessa dal 20 al 40% di chi si è sottoposto a cure oncologiche, in particolare chi è stato operato di tumori al seno, ginecologici, urologici, melanoma e ha subito l’asportazione dei linfonodi, ghiandole strategiche per il drenaggio della linfa”.Si può definire un “effetto collaterale” del trattamento antitumorale e cosa importante si può manifestare a distanza di molti mesi ed anni. Per questo devono essere adottate delle norme igienico-comportamentali utili alla prevenzione e al controllo dell’edema linfatico come evitare di essere in sovrappeso, di portare pesi eccessivi, di procurarsi lesioni anche piccole, di non indossare indumenti troppo costrittivi, di stare attenti all’esposizione solare e ad abluzioni troppo calde. Molto spesso però i pazienti non sono informati della possibile insorgenza del linfedema. Precisa Salgarello: “Affrontare questa patologia il prima possibile, invece, fa la differenza. Una volta che l’arto è gonfio e la patologia stabile con modificazioni patologiche dei tessuti, diventa più difficile da trattare sia con la super-microchirurgia che con la fisioterapia”.

• 6 marzo 2018

Il 6 marzo -LymphADAY- Giornata mondiale sul Linfedema.

In Italia, ogni anno, si stimano circa 40.000 nuovi casi di Linfedema. Se ne parlerà il 6 marzo a Roma, al Policlinico Gemelli in occasione del LymphADay (Lymphedema Awareness Day) la giornata mondiale sul Linfedema, promossa in Italia dalla Beautiful After Breast Cancer onlus (BABC), per sensibilizzare pazienti, medici e media su questa patologia. Ma cosa è esattamente il linfedema? Ci risponde Marzia Salgarello, Presidente BABC e responsabile del centro per la terapia chirurgica del linfedema della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma: “Si tratta di una patologia cronica, progressiva e debilitante, causata dall’accumulo di linfa sotto la pelle degli arti superiori o inferiori. A causa della mancanza di drenaggio della linfa mani, braccia o gambe diventano progressivamente più gonfi provocando dolore e disagio. Il fenomeno interessa dal 20 al 40% di chi si è sottoposto a cure oncologiche, in particolare chi è stato operato di tumori al seno, ginecologici, urologici, melanoma e ha subito l’asportazione dei linfonodi, ghiandole strategiche per il drenaggio della linfa”.Si può definire un “effetto collaterale” del trattamento antitumorale e cosa importante si può manifestare a distanza di molti mesi ed anni. Per questo devono essere adottate delle norme igienico-comportamentali utili alla prevenzione e al controllo dell’edema linfatico come evitare di essere in sovrappeso, di portare pesi eccessivi, di procurarsi lesioni anche piccole, di non indossare indumenti troppo costrittivi, di stare attenti all’esposizione solare e ad abluzioni troppo calde. Molto spesso però i pazienti non sono informati della possibile insorgenza del linfedema. Precisa Salgarello: “Affrontare questa patologia il prima possibile, invece, fa la differenza. Una volta che l’arto è gonfio e la patologia stabile con modificazioni patologiche dei tessuti, diventa più difficile da trattare sia con la super-microchirurgia che con la fisioterapia”.

• 5 marzo 2018

Il 6 marzo -LymphADAY- Giornata mondiale sul Linfedema.

In Italia, ogni anno, si stimano circa 40.000 nuovi casi di Linfedema. Se ne parlerà il 6 marzo a Roma, al Policlinico Gemelli in occasione del LymphADay (Lymphedema Awareness Day) la giornata mondiale sul Linfedema, promossa in Italia dalla Beautiful After Breast Cancer onlus (BABC), per sensibilizzare pazienti, medici e media su questa patologia. Ma cosa è esattamente il linfedema? Ci risponde Marzia Salgarello, Presidente BABC e responsabile del centro per la terapia chirurgica del linfedema della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma: “Si tratta di una patologia cronica, progressiva e debilitante, causata dall’accumulo di linfa sotto la pelle degli arti superiori o inferiori. A causa della mancanza di drenaggio della linfa mani, braccia o gambe diventano progressivamente più gonfi provocando dolore e disagio. Il fenomeno interessa dal 20 al 40% di chi si è sottoposto a cure oncologiche, in particolare chi è stato operato di tumori al seno, ginecologici, urologici, melanoma e ha subito l’asportazione dei linfonodi, ghiandole strategiche per il drenaggio della linfa”.Si può definire un “effetto collaterale” del trattamento antitumorale e cosa importante si può manifestare a distanza di molti mesi ed anni. Per questo devono essere adottate delle norme igienico-comportamentali utili alla prevenzione e al controllo dell’edema linfatico come evitare di essere in sovrappeso, di portare pesi eccessivi, di procurarsi lesioni anche piccole, di non indossare indumenti troppo costrittivi, di stare attenti all’esposizione solare e ad abluzioni troppo calde. Molto spesso però i pazienti non sono informati della possibile insorgenza del linfedema. Precisa Salgarello: “Affrontare questa patologia il prima possibile, invece, fa la differenza. Una volta che l’arto è gonfio e la patologia stabile con modificazioni patologiche dei tessuti, diventa più difficile da trattare sia con la super-microchirurgia che con la fisioterapia”.

• 5 marzo 2018

Il 6 marzo -LymphADAY- Giornata mondiale sul Linfedema.

In Italia, ogni anno, si stimano circa 40.000 nuovi casi di Linfedema. Se ne parlerà il 6 marzo a Roma, al Policlinico Gemelli in occasione del LymphADay (Lymphedema Awareness Day) la giornata mondiale sul Linfedema, promossa in Italia dalla Beautiful After Breast Cancer onlus (BABC), per sensibilizzare pazienti, medici e media su questa patologia. Ma cosa è esattamente il linfedema? Ci risponde Marzia Salgarello, Presidente BABC e responsabile del centro per la terapia chirurgica del linfedema della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma: “Si tratta di una patologia cronica, progressiva e debilitante, causata dall’accumulo di linfa sotto la pelle degli arti superiori o inferiori. A causa della mancanza di drenaggio della linfa mani, braccia o gambe diventano progressivamente più gonfi provocando dolore e disagio. Il fenomeno interessa dal 20 al 40% di chi si è sottoposto a cure oncologiche, in particolare chi è stato operato di tumori al seno, ginecologici, urologici, melanoma e ha subito l’asportazione dei linfonodi, ghiandole strategiche per il drenaggio della linfa”.Si può definire un “effetto collaterale” del trattamento antitumorale e cosa importante si può manifestare a distanza di molti mesi ed anni. Per questo devono essere adottate delle norme igienico-comportamentali utili alla prevenzione e al controllo dell’edema linfatico come evitare di essere in sovrappeso, di portare pesi eccessivi, di procurarsi lesioni anche piccole, di non indossare indumenti troppo costrittivi, di stare attenti all’esposizione solare e ad abluzioni troppo calde. Molto spesso però i pazienti non sono informati della possibile insorgenza del linfedema. Precisa Salgarello: “Affrontare questa patologia il prima possibile, invece, fa la differenza. Una volta che l’arto è gonfio e la patologia stabile con modificazioni patologiche dei tessuti, diventa più difficile da trattare sia con la super-microchirurgia che con la fisioterapia”.

• 5 marzo 2018

Il 6 marzo -LymphADAY- Giornata mondiale sul Linfedema.

In Italia, ogni anno, si stimano circa 40.000 nuovi casi di Linfedema. Se ne parlerà il 6 marzo a Roma, al Policlinico Gemelli in occasione del LymphADay (Lymphedema Awareness Day) la giornata mondiale sul Linfedema, promossa in Italia dalla Beautiful After Breast Cancer onlus (BABC), per sensibilizzare pazienti, medici e media su questa patologia. Ma cosa è esattamente il linfedema? Ci risponde Marzia Salgarello, Presidente BABC e responsabile del centro per la terapia chirurgica del linfedema della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma: “Si tratta di una patologia cronica, progressiva e debilitante, causata dall’accumulo di linfa sotto la pelle degli arti superiori o inferiori. A causa della mancanza di drenaggio della linfa mani, braccia o gambe diventano progressivamente più gonfi provocando dolore e disagio. Il fenomeno interessa dal 20 al 40% di chi si è sottoposto a cure oncologiche, in particolare chi è stato operato di tumori al seno, ginecologici, urologici, melanoma e ha subito l’asportazione dei linfonodi, ghiandole strategiche per il drenaggio della linfa”.Si può definire un “effetto collaterale” del trattamento antitumorale e cosa importante si può manifestare a distanza di molti mesi ed anni. Per questo devono essere adottate delle norme igienico-comportamentali utili alla prevenzione e al controllo dell’edema linfatico come evitare di essere in sovrappeso, di portare pesi eccessivi, di procurarsi lesioni anche piccole, di non indossare indumenti troppo costrittivi, di stare attenti all’esposizione solare e ad abluzioni troppo calde. Molto spesso però i pazienti non sono informati della possibile insorgenza del linfedema. Precisa Salgarello: “Affrontare questa patologia il prima possibile, invece, fa la differenza. Una volta che l’arto è gonfio e la patologia stabile con modificazioni patologiche dei tessuti, diventa più difficile da trattare sia con la super-microchirurgia che con la fisioterapia”.

• 5 marzo 2018

Il 6 marzo -LymphADAY- Giornata mondiale sul Linfedema.

In Italia, ogni anno, si stimano circa 40.000 nuovi casi di Linfedema. Se ne parlerà il 6 marzo a Roma, al Policlinico Gemelli in occasione del LymphADay (Lymphedema Awareness Day) la giornata mondiale sul Linfedema, promossa in Italia dalla Beautiful After Breast Cancer onlus (BABC), per sensibilizzare pazienti, medici e media su questa patologia. Ma cosa è esattamente il linfedema? Ci risponde Marzia Salgarello, Presidente BABC e responsabile del centro per la terapia chirurgica del linfedema della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma: “Si tratta di una patologia cronica, progressiva e debilitante, causata dall’accumulo di linfa sotto la pelle degli arti superiori o inferiori. A causa della mancanza di drenaggio della linfa mani, braccia o gambe diventano progressivamente più gonfi provocando dolore e disagio. Il fenomeno interessa dal 20 al 40% di chi si è sottoposto a cure oncologiche, in particolare chi è stato operato di tumori al seno, ginecologici, urologici, melanoma e ha subito l’asportazione dei linfonodi, ghiandole strategiche per il drenaggio della linfa”.Si può definire un “effetto collaterale” del trattamento antitumorale e cosa importante si può manifestare a distanza di molti mesi ed anni. Per questo devono essere adottate delle norme igienico-comportamentali utili alla prevenzione e al controllo dell’edema linfatico come evitare di essere in sovrappeso, di portare pesi eccessivi, di procurarsi lesioni anche piccole, di non indossare indumenti troppo costrittivi, di stare attenti all’esposizione solare e ad abluzioni troppo calde. Molto spesso però i pazienti non sono informati della possibile insorgenza del linfedema. Precisa Salgarello: “Affrontare questa patologia il prima possibile, invece, fa la differenza. Una volta che l’arto è gonfio e la patologia stabile con modificazioni patologiche dei tessuti, diventa più difficile da trattare sia con la super-microchirurgia che con la fisioterapia”.

• 5 marzo 2018