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LE STORIE DI ASCANIA

IL MIO GATTO

Stamattina ho aperto tutte le finestre. Era un caldo mattino di autunno. Il sole splendeva alto nel cielo e la luce entrava a fiotti dalle finestre spalancate. Mi sono seduta davanti allo specchio, il sole m’illuminava le spalle e, guardando il mio viso, ho gridato di orrore: mille solchi, mille rughette e gli occhi che erano grandi, oggi sono piccoli sotto le palpebre pesanti. Un vero campo di battaglia. Non mi riconosco più, chi sono diventata mi chiedo? Se mi vedo così, chissà come mi vedono gli altri? Fino ad ieri mi credevo giovane, ma ora guardo con certezza il mio viso disfatto e capisco che non lo sono più. Mi chiedo ancora: “Ma quand’è che smettiamo di essere giovani?”. Non mi sono mai posta il problema dell’età e del tempo che scorre.

• 16 novembre 2014

LA BUSTINA DEL TE’

E’ una calda mattina di fine agosto, sono in Piazza della Signoria a Firenze, sotto la Loggia dei Lanzi e sto aspettando, ormai da più di un’ora, Franco mio marito. E’ il nostro punto d’incontro, c’incontriamo e dopo andiamo a mangiare in un ristorante vicino. Lo facciamo ormai da quarant’anni, da quando ci siamo sposati e veniamo a Firenze per il fine settimana. Scruto la Piazza, bellissima, immensa senza macchine. Di Franco neanche l’ombra. Mi metto in cerca e lo trovo in una via circostante, tutto sudato, appoggiato al muro e mi grida vedendomi: “Finalmente sei arrivata, mi sono perso!” Ricaccio in indietro tutti i pensieri cupi che mi saltano alla mente, lo prendo per un braccio e dolcemente ci avviamo verso il ristorante.

• 9 novembre 2014

LA CASA NUOVA

Una mattina di due anni fa, Francesco, mio marito, piomba in camera nostra, brandendo un giornale e gridando: ”Ci trasferiremo in Tunisia, dove i miei mille euro di pensione valgono il doppio e dove le tasse per i residenti sono molto basse!”. Ho pensato che scherzasse e mi sono voltata dall’altra parte! Invece ogni giorno mi ripeteva: “Stai tranquilla, in Tunisia faremo una vita da signori, in barba ai nostri politici che non pensano che ad aumentare le tasse e alla signora con le lacrime di coccodrillo, che vuole tagliare le pensioni!”. Io facevo finta di niente, pensando che questa idea balzana passasse.

• 2 novembre 2014

LA NOIA

Appena sveglia, corro alla finestra: i campi si snodano verdi all’infinito, il cielo è cupo ed in lontananza si sente il tuono. Si sta preparando un temporale. Mi guardo le mani, sono tutte screpolate dai lavori in giardino, un vero orrore. La casa è silenziosa, dal piano di sotto, dallo studio di Paolo, mio marito, si sente già la televisione. Sono appena le nove del mattino e Paolo è di fronte alla televisione a guardare soap operas messicane! Da quando, dopo la pensione, ci siamo trasferiti in campagna per lasciare il nostro appartamento in città ai figli, Paolo è caduto in un mutismo e in una depressione infinita. Eravamo pieni di sogni e di progetti, finalmente saremmo stati insieme.

• 26 ottobre 2014

LA LETTERA DELLA MAMMA

E’ ancora buio quando esco di casa. Scruto il cielo è cupo e sta per piovere. E’ tardi e devo correre, ho una lezione alle nove e qui in America sono puntualissimi. Il vento scuote gli alberi carichi di foglie, in questo momento, rosse e bellissime. E’ autunno e a Boston è la stagione più bella. Nella tasca della giacca ho ancora una lettera da aprire, è arrivata ieri e non ne ho avuto il tempo. E’ della mamma, non riesco a capire perché’ mi scrive, dato che ci siamo sentiti due giorni fa per telefono e tutti e due i miei genitori mi sembravano star bene e tranquilli. Corro all’università e solo a sera ho il tempo di aprire la lettera. La mamma, con la sua bella calligrafia sottile, un po’ antiquata, mi comunica che papà dovrà subire un’operazione al pancreas. L’operazione è per la settimana prossima, poi ci saranno tutte le cure da protocollo.

• 19 ottobre 2014

LA VITA TORNA A SORRIDERE

E’ lunedì. Mi sono svegliata come tutti i giorni alle sette. Rimango a letto e dalla finestra guardo la luce di ottobre stagliarsi nitida sulle case. Dalla finestra aperta mi arrivano i rumori del cortile: la portinaia che spazza, la ragazza che studia musica esercitarsi al violino. Sempre dal letto mi guardo intorno, perché alzarsi tanto non ho nulla da fare? Forse potrei cercare di dormire un altro po’ e dopo telefonare a qualche amica per una partita di burraco. Ho già fatto la spesa, il frigorifero è pieno di funghi che mi cucinerò più tardi, la televisione trasmette solo talk show politici che ormai non mi interessano più. E oggi che faccio? Dal piano di sotto arrivano delle grida altissime.

• 12 ottobre 2014

LA RAPINA

La luce di settembre avvolge le siepi del giardino, di una luce calda, piena di ombre. I cani scorrazzano felici per i vialetti, rincorrendo l’enorme, cinese, che si muove a fatica. Io sono sotto il portico, ancora pieno di fiori, e i gatti persiani si strusciano sornioni sulle mie gambe nude. Assaporo questo momento di quiete, in questa domenica mattina. Non c’è nessuno in casa, questa casa enorme, piena di stanze e di ombre. Generalmente durante la settimana c’è un via vai di gente che entra e che esce, giardinieri, operai. Oggi fortunatamente sono sola. Mi guardo intorno, questa casa tanto amata, ma oggi troppo grande. Sono nata qui, quasi novant’anni fa.

• 5 ottobre 2014

ANCHE IO "SCARICATO" MA...RIPESCATO CELERMENTE

Avrei dovuto capirlo, ma ho fatto finta di niente. Ogni anno, a Settembre, in un grande albergo sul Lago di Garda c’è la grande convention della mia ditta. Un evento importantissimo per me e per il mio lavoro. Ogni anno ho dovuto trascinarvi Claudia, la mia bella moglie da 25 anni. Lei si rifiutava di parteciparvi ed io per giorni perdevo tempo a convincerla e, una volta sul posto, Claudia non parlava con nessuno e, se poi parlava, mi prendeva in giro raccontando a tutti quanto ero pigro! Io le offrivo, per calmarla, tartine deliziose e champagne, ma appena ingurgitato queste cose sfiziose, ricominciava daccapo.

• 29 settembre 2014

RIVEDERE GERUSALEMME

Sono nata in quel tempo lontano, prima che la Storia marciasse attraverso la terra rossa e profumata di gelsomino del mio Paese e annientasse presente e futuro e ne cancellasse il nome ed identità, il mio Paese: la Palestina. La mia terra, che ho sempre nel cuore, quella terra che mi ha inaridito e spogliato di tutto, famiglia, casa, amore, identità. Mi ha infuso solo il sapore della rabbia, una rabbia cosi violenta che non si può spiegare, una tristezza così cupa che fa piangere anche il deserto che si staglia morbido fuori Gerusalemme. Un sentimento che mi ha accompagnato tutta la vita. Se ripenso alla mia infanzia, alla mia giovinezza a Gerusalemme, una grande nostalgia m’invade il cuore. Non avevamo nulla, ci avevano spogliato ed espropriato di tutto.

• 8 settembre 2014

RIVEDERE GERUSALEMME

Sono nata in quel tempo lontano, prima che la Storia marciasse attraverso la terra rossa e profumata di gelsomino del mio Paese e annientasse presente e futuro e ne cancellasse il nome ed identità, il mio Paese: la Palestina. La mia terra, che ho sempre nel cuore, quella terra che mi ha inaridito e spogliato di tutto, famiglia, casa, amore, identità. Mi ha infuso solo il sapore della rabbia, una rabbia cosi violenta che non si può spiegare, una tristezza così cupa che fa piangere anche il deserto che si staglia morbido fuori Gerusalemme. Un sentimento che mi ha accompagnato tutta la vita. Se ripenso alla mia infanzia, alla mia giovinezza a Gerusalemme, una grande nostalgia m’invade il cuore. Non avevamo nulla, ci avevano spogliato ed espropriato di tutto.

• 7 settembre 2014

LA GUERRA E LE BAMBINE

Il 10 Giugno 1940 l’Italia entra in guerra. Da un balcone di Palazzo Venezia a Roma Mussolini detta l’annuncio in una piazza gremita ed esultante: “Vinceremo, Vinceremo!”. E’ la fine di una stagione felice per sedici bambine che oggi, diventate nonne, raccontano la loro esperienza in un libro affinché i loro nipoti possano ricordare un periodo tragico della loro vita. Le bambine quel giorno non sanno, non possono sapere che incombe su di loro la più grande catastrofe del mondo moderno. Oggi hanno riunito i loro ricordi, ormai nonne si ritrovano bambine, ci raccontano di Roma bombardata.

• 31 agosto 2014

LE LETTERE D'AMORE DI MIKALIS

Mikalis, ogni sera, dopo aver ritirato le reti, sedeva solitario sul gradino della sua casupola sul porto. Guardava il sole che piano piano s’inabissava nel mare. Mikalis era un pescatore di più di ottanta anni, ancora di bell’aspetto con una chioma abbondante e grandi spalle larghe. Quel giorno aveva un foglio fra le mani che rigirava continuamente. Non sapeva né leggere né scrivere, quindi chiamò Kosta, un giovane australiano, e gli chiese di scrivergli una lettera. Era indirizzata ad un’agenzia di cuori solitari in Russia. “Sono un sessantenne di bell’aspetto, vivo su un‘isola, bellissima, posseggo una bella casa sul mare e anche un caicco”. Ivanka, dai capelli biondissimi e dall’aspetto procace, rispose immediatamente.

• 24 agosto 2014