Un movimento senza fine, continuo, costante, inarrestabile! Il moto perpetuo sembra essere la sensazione paradossale che, più di altre, si percepisce in questo periodo, che continua a essere pandemico. Lo stile di vita di ognuno da un anno a questa parte è cambiato, la libertà di movimento è condizionata dalla valutazione della necessità dello spostamento, tant’è che qualunque slancio, dettato da un desiderio, il più delle volte è inibito dall’istinto di conservazione, che suggerisce di rimandare o di desistere. Più si rimane fermi, però, più, paradossalmente, ci si sente in un movimento perpetuo, come se non ci fosse un intervallo tra un giorno e un altro, come se si fosse sempre in attività. Perché? Molto probabilmente è la mente che non si ferma, sono i pensieri che non trovano argine per placare il loro incalzare continuo.
Il tunnel è una galleria lunghissima scavata all’interno di una montagna che collega due luoghi. Ingresso e uscita dal tunnel sono visualizzabili come punti luminosi, con un’intensità che diminuisce o aumenta secondo la distanza da essi. In questo periodo pandemico, spesso, si sente usare l’espressione: “S’inizia a vedere l’uscita dal tunnel”, ma la domanda che ci si pone riguarda quanta strada da percorrere effettivamente rimanga! Il tunnel è un luogo buio, che se, molto lungo, non consente di intravedere né l’uscita né l’entrata, lasciando nella sospensione del tempo e dello spazio chi lo attraversa. Non a caso ci sono persone che temono l’ingresso in una galleria proprio per quella zona priva di riferimenti luminosi, motivo di ansia e di attacchi di panico. L’essere umano, al momento della nascita, entra nel mondo attraverso un canale assimilabile a un tunnel e la fonte luminosa che percepisce è l’uscita nel mondo ignoto, inimmaginabile e impensabile. La sensazione nell’attraversare un tunnel, forse derivante dalla memoria inconscia della propria nascita, è quella di andare incontro all’ignoto, immersi in una situazione non paragonabile a qualunque esperienza già vissuta. Impreparati e spaventati, senza strumenti per affrontare l’inconoscibile, per mancanza di riferimenti, si procede nel tunnel con la determinazione di arrivare all’uscita, salvifica.
Dunque! In questo inizio d’anno ci troviamo al dunque, per capire se siamo dentro o fuori il contenitore virale che ha cambiato le abitudini e le consuetudini dell’Umanità tutta. Dopo aver investito tante energie per attraversare le paludi dell’angoscia e dell’incertezza, ritrovarsi a esprimersi con un dunque è più che legittimo.
Dove siamo, dove andiamo, quali progetti, quali speranze, dunque! Che cosa è rimasto, che cosa si è perduto, che cosa si è aggiunto, dunque! Avverbio o congiunzione, punto di arrivo o di ripartenza? Riflessioni aperte su cui ognuno ha modo di avviare una ricerca per comprendere dove si trova e su quali percorsi procedere.
Il progetto “Il Natale di Francesco” vuole riportare alle origini la festività natalizia, rievocando la Natività per la città di Assisi che si trasformerà in un Presepe immaginario. Tutti potranno connettersi alla web app ilnataledifrancesco.it per seguire ogni sera la narrazione e la spiritualità di San Francesco con la meraviglia delle nuove tecnologie:
Sull’intera facciata della Basilica Superiore di san Francesco verrà proiettata l’immagine simbolo del Natale: la Natività di Gesù, a rinnovare il profondo legame tra il Santo di Assisi e il Presepe. La tecnica utilizzata sarà mista: statue a grandezza naturale e immagini video dell’affresco della navata inferiore della Basilica. L’Annunciazione di Maria, invece, verrà proiettata sulla facciata della Cattedrale di San Rufino.
La Basilica di vetro: ogni 30 minuti dalle 17 alle 22 il presepe verrà spento per lasciare spazio ad un video mapping sulla facciata della Basilica Superiore che permetterà allo spettatore di vedere l’interno del Complesso Monumentale, con i suoi affreschi, e immergersi in una narrazione evocativa del Natale di san Francesco. Un lavoro di computer grafica che consentirà, per la prima volta in assoluto, di ammirare l’interno della Basilica (in scala 1:1) anche negli orari di chiusura al pubblico. Un racconto che attraverserà diversi scenari e la ricostruzione virtuale del cantiere di costruzione del Complesso Monumentale.
La città di Assisi si trasformerà in un Presepe immaginario. Grazie ad un gioco di luci verranno illuminati, con colori particolari, alcuni edifici simbolo della città visibili dalla valle: Basilica san Francesco, Basilica santa Chiara, Rocca Maggiore, Rocca Minore, Monte Frumentario, Torre Civica della piazza del Comune e Cattedrale di San Rufino. Ci sarà, inoltre, un’illuminazione scenografica delle strade che uniscono la Basilica di San Francesco a la Cattedrale.
Causa Covid quest’anno non sarà organizzato il tradizionale appuntamento in piazza aperto alla cittadinanza, ma la cerimonia potrà essere seguita in streaming sui canali social di “San Francesco d’Assisi” e sul sito sanfrancesco.org.
Il limite della notte che segna il passaggio da un giorno a un altro è la mezzanotte. I dodici rintocchi, che risuonano nell’immaginario collettivo come l’inizio dell’ignoto, dell’oscurità impenetrabile a qualunque tipo di luce, acuiscono i cinque sensi per captare il sapore della notte attraverso suoni, odori, ombre impalpabili. Il buio porta con sé le paure dell’infanzia, l’imperscrutabile mondo onirico che accompagna il sonno, i ricordi del passato remoto e l’attesa del nuovo giorno. La notte, nella sua ambivalenza tra fascino e angoscia, è la compagna delle ore della vita vissuta in una dimensione inconscia, ma non per questo priva di significato. Mezzanotte è per definizione al centro della notte, tra il prima e il dopo, tra il passato e il futuro, nell’attimo del presente. Nel mese di dicembre ci sono due accadimenti che sottolineano passaggi significativi a mezzanotte: Natale e Capodanno. Quest’anno, causa Covid, il confine della mezzanotte è anticipato, spostato in altro orario che ancora di più obbliga a vivere simbolicamente il Natale e intimamente l’inizio del nuovo Anno.
In ogni periodo dell’anno, il linguaggio comune si arricchisce di un intercalare e oggi il più frequente sembra essere “sicuramente”. Dopo ricorrenti cioè, tecnicamente, piuttosto che, assolutamente, l’inciampo arriva con sicuramente! Sarà un caso? Forse no! Il bisogno di avere certezze e sicurezze, avvertito oggi più di ieri, così bersagliati da tante informazioni mediatiche a volte contrastanti, attiva il desiderio di cogliere rassicurazioni durature nel tempo, al punto di cercarle attraverso un intercalare. Sicuramente: un avverbio di affermazione che non lascia spazio al dubbio, all’insinuazione del contrario. Se poi volessimo giocare un po’ con il termine dividendolo in due parti e posponendole risulterebbe mente-sicura, una necessità per sentirsi saldi e ancorati alla realtà.