Nell’800 la scarsità di acqua causò migliaia di morti tra cui moltissimi bambini; addirittura gli operai non avendo acqua a disposizione impastavano il cemento con il vino andato a male. Era necessario porre rimedio a tale penuria e cercare un modo per approvvigionare la Puglia di acqua. Nel 1865 il Prefetto della provincia di Foggia propose un progetto di irrigazione e fece stanziare un milione per la progettazione ed esecuzione dell’opera. Lo stanziamento fu poi ridotto a seimila lire. Vinse il premio l’ingegnere del Genio Civile Camillo Rosalba che fu il vero ideatore dell’Acquedotto Pugliese e che pensò per primo alle captazioni delle acque del Sele. Ma la burocrazia, la presentazione di altri progetti, le lotte professionali tra i tecnici fecero naufragare il progetto. All’epoca le intuizioni ed i progetti di Rosalba erano sembrati troppo avveniristici e arditi. Finalmente nel 1906 nasce il Consorzio per l’Acquedotto Pugliese, cui Presidente è l’onorevole Giuseppe Pavoncelli, e alle sorgenti Madonna Sanità di Caposele iniziano i lavori per lo scavo della monumentale galleria dell’Appennino e le opere di captazione delle acque. L’imponente costruzione richiese molta manovalanza e oltre a quella caposelese furono impiegati molti operai venuti dall’Emilia – Romagna che si stabilirono con le loro famiglie a Caposele. Le mogli degli operai portarono a Caposele la ricetta dei famosi amaretti che modificarono utilizzando le nocciole tostate, della varietà San Giovanni a Mortarella, al posto delle mandorle emiliane. L’amaretto divenne così un tipico biscotto caposelese. I lavori furono ultimati in due fasi, la prima il 24 aprile del 1915, quando grazie al primo tratto di galleria arrivò a Bari l’acqua di Caposele per la prima volta, e poi nel 1939 quando si chiuse il tratto principale a Santa Maria di Leuca dove fu costruita una fontana monumentale.
26 Luglio 2017