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Nuvole, pensieri e… presbiopia

di Sira Sebastianelli

Le nuvole hanno sempre affascinato gli abitanti della Terra, fin dai tempi più remoti, tant’è che sono citate in molte espressioni comuni, come “nuvole nere all’orizzonte” o “cadere dalle nuvole”. L’eclettico Johann Wolfgang von Goethe fu talmente attratto dalle nuvole che ne scrisse un interessante testo “La forma delle Nuvole”, in cui coniugava scienza e letteratura in un’ affascinante narrazione poetica. Le nuvole si osservano guardando in alto, volgendo l’attenzione allo spazio aperto che non sempre per un over, e non solo, è una facile attività, perché volgere lo sguardo in luoghi senza confini può indurre disorientamento e spaesamento. In fondo, l’essere umano ha bisogno di confini, che è importante immaginare non come rigide barriere, ma come morbide protezioni che delimitano uno spazio privato e intimo, affinché sia agevole e rassicurante alzare lo sguardo. Sarà anche un caso, ma la presbiopia è l’alterazione della visione tipica degli over, che consente di vedere meglio da lontano che da vicino, quasi a sottolineare quanto, a una certa età della vita, sia più utile volgere lo sguardo oltre la siepe della quotidianità, per vedere meglio l’orizzonte, assecondando i cambiamenti fisiologici. Quale miglior occasione, quindi, per guardare all’insù e affidare i propri pensieri alle nuvole, lasciandosi rapire dalle loro forme più imprevedibili e dai loro colori più incredibili?

 

Sira Sebastianelli

psicologa-psicoterapeuta

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Scritto da

22 novembre 2017 (Updated 29 ottobre 2026)

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