Le nuvole hanno sempre affascinato gli abitanti della Terra, fin dai tempi più remoti, tant’è che sono citate in molte espressioni comuni, come “nuvole nere all’orizzonte” o “cadere dalle nuvole”. L’eclettico Johann Wolfgang von Goethe fu talmente attratto dalle nuvole che ne scrisse un interessante testo “La forma delle Nuvole”, in cui coniugava scienza e letteratura in un’ affascinante narrazione poetica. Le nuvole si osservano guardando in alto, volgendo l’attenzione allo spazio aperto che non sempre per un over, e non solo, è una facile attività, perché volgere lo sguardo in luoghi senza confini può indurre disorientamento e spaesamento. In fondo, l’essere umano ha bisogno di confini, che è importante immaginare non come rigide barriere, ma come morbide protezioni che delimitano uno spazio privato e intimo, affinché sia agevole e rassicurante alzare lo sguardo. Sarà anche un caso, ma la presbiopia è l’alterazione della visione tipica degli over, che consente di vedere meglio da lontano che da vicino, quasi a sottolineare quanto, a una certa età della vita, sia più utile volgere lo sguardo oltre la siepe della quotidianità, per vedere meglio l’orizzonte, assecondando i cambiamenti fisiologici. Quale miglior occasione, quindi, per guardare all’insù e affidare i propri pensieri alle nuvole, lasciandosi rapire dalle loro forme più imprevedibili e dai loro colori più incredibili?
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta