Che il passare del tempo porti con sé delle patologie organiche è possibile, però è importante considerare il farmaco il rimedio e non il veleno, come vorrebbe il doppio significato della etimologia greca pharmakon. Nel significato di cura andrebbe preso, certamente, il farmaco, per stabilizzare una condizione di salute che non pesi più della malattia, proprio perché il confine tra salute e malattia è labile più psicologicamente che organicamente. Il bisogno di un farmaco per garantirsi la stabilità della salute sembra una contraddizione, però se si riesce a percepirne i benefici il peso si alleggerisce, finché non si supera la soglia della necessità con un surplus inutile. L’ascolto dei segnali del corpo è fondamentale non solo per richiedere una cura, ma anche per cambiare stile di vita, se possibile, affinché il sintomo non si aggravi e ridurre, così, il ricorso al farmaco, che di per sé non è mai miracoloso. Il tempo da dedicare a se stessi per essere attivi nella cura e aiutare il farmaco servirebbe a non dimenticare che l’armonia tra psiche e corpo è sempre il rimedio migliore per mantenersi sani, al di là dei blisters sul comodino.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta