La vera ri-presa ci sarà quando potremo ri-prendere con le mani nude ciò che ci circonda, per vivere l’emozione del tatto così importante fin dalla nascita. Al momento, ri-torniamo soltanto ad attività che avevamo lasciato indossando schermi nel corpo e nell’anima. Per tornare al contatto epidermico dovremo togliere la pelle di plastica e la maschera che occlude l’espressività del volto, ma nel frattempo usiamo il setaccio per lasciar andare le scorie della vita precedente al virus e alleggerirla da zavorre inutili. Per convivere con il virus è necessario il distanziamento dagli altri esseri umani per far circolare aria e per non assieparci come accedeva negli ultimi decenni, ovunque si andasse. Dal setaccio, quindi, si dovrebbe lasciar passare il virus, sicuramente, ma non distanza, quella giusta però, che renderebbe più facile muoversi nella vita per percepire meglio dove siamo e dove andiamo. Il virus ci ha trascinato, a un prezzo altissimo, alla consapevolezza che l’esistenza andrebbe attraversata sempre con un setaccio per porsi la domanda se ciò che siamo rispecchia effettivamente ciò che vorremmo essere.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta
www.sirasebastianelli.it