La verbosità non è over, diventa anche faticosa per molti che prediligono il contatto diretto con l’altro attraverso gli occhi dell’anima: sguardi lucidati da lacrime furtive contenenti tante parole liquide, che scivolano via, insieme a umidi pensieri o sguardi intrisi di antiche parole, ancora da tradurre. Nello sguardo over c’è la consapevolezza di una vita trascorsa a inseguire il primo sguardo materno incontrato nel venire al mondo, che ha accompagnato i momenti allegri, tristi, gioiosi o malinconici della vita, impossibile, però, da ritrovare fuori di sé, ma solo da evocare dentro di sé. Importante è avere sempre di fronte a se stessi qualcuno con cui poter scambiare sguardi d'intesa e di complicità nella reciproca ricerca dell’altro e comunicare, senza bisogno di emoticon, le proprie emozioni.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta