Quando affiora la traccia di una canzone nella mente, può anche darsi che sia stata evocata da un pensiero proiettato verso un periodo della propria vita particolarmente significativo o semplicemente verso il piacere che produceva ascoltarla. Una incursione musicale tra i soliti pensieri non può che giovare all’umore, aiutando a lasciarsi sostenere, nella fatica dell’esistenza, dalla rete pentagrammata, protettiva e consolatoria. Ben vengano, quindi, le interferenze melodiche che, perché no, si possono condividere, con il compagno o la compagna di viaggio, come una nuova narrazione di sé e della propria vita.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta