Le emozioni sono certamente fattori che favoriscono il ricordo duraturo o la dimenticanza, per esempio, quando meccanismi difensivi arginano ricordi che, se fossero coscienti, potrebbero indurre profondi malesseri, oppure quando l’esperienza vissuta è tale per cui non si può e non si deve dimenticare. Il confine della memoria è attraversato continuamente da materiale che è immagazzinato per essere rievocato con facilità o faticosamente, l’amnesia a volte è un limbo in cui decantano ricordi, che ristagnano, prima di sbloccarsi e tornare fuori o rimanere dentro, seguendo percorsi psichici complessi. Nel mondo ci sono persone che vivono agli estremi opposti della memoria, chi ricorda tutto e chi dimentica tutto, una funzione che esclude l’altra, producendo sofferenza oltre a invalidare fortemente la loro vita di relazione. La mitica dea della memoria Mnemosine, custode della mente e del pensiero, generò le nove Muse, divinità legate alle arti e alle scienze, quindi madre della creatività in tutte le sue declinazioni, quasi a suggerire che la chiave della memoria si trova nel multifattoriale pensiero creativo, per accedere allo scrigno, senza preconcetti o pregiudizi, e discernere tra ciò che è importante ricordare e ciò che è utile dimenticare.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta