Il progetto itinerante, infatti, parte proprio dall’intento di ricostruire le coscienze di ognuno, attraverso canali di comunicazione che travalichino le parole, spesso insufficienti, utilizzando la musica, le corde dell’arpa e il recupero di antiche ballate, a tematica femminile, appartenenti al repertorio più archetipico dell’umanità. Una narrazione antica, declinata al presente per avviare un percorso, realisticamente lungo, ma costante e continuo, sostenuta da sei arpiste dell’Ensemble Sinetempore HarpAttack. L’ascolto della musica e dei testi consente, a chi ascolta, di identificarsi con i personaggi e la storia, lasciando che le emozioni, sollecitate dalle risonanze dell’arpa, affondino nella propria coscienza. Come scrive in “Oltre la terapia psicologica” lo psicoanalista Aldo Carotenuto: “La narrazione è una rappresentazione trasfigurata del pathos, per questo rende possibile un’esperienza catartica” e, di conseguenza, un processo di identificazione necessario per percepire e vivere le emozioni. Il lavoro sulle emozioni consente di costruire, ma, nello stesso tempo, di scuotere le coscienze risvegliandole, da un sonno lungo e inconsapevole, al valore della vita e al suo rispetto, sempre.
Il progetto itinerante, Un’ Àncora per non dire più Ancòra, il 10 marzo è stato a Roma, il 22 settembre a Firenze e il 27 ottobre a Cento (Ferrara). Altre date ci saranno, affinché si possa realmente contribuire a gettare l’àncora che fermi la violenza sulle donne.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta-arpaterapeuta