Il cibo, tra l’altro, è anche un piacere legato all’oralità, di cui l’essere umano fa esperienza fin dalla nascita, attraverso il nutrimento materno, di conseguenza se ciò che mangiamo diventa una “medicina” la gratificazione che ne dovrebbe derivare scompare. Come coniugare il piacere del cibo con il dovere di evitare l’innalzamento dei livelli della glicemia, dei trigliceridi e del famoso colesterolo cattivo? I farmaci, ovviamente, aiutano, ma la dieta è necessaria. La cucina, come luogo dove i cibi si trasformano, può essere paragonata a un laboratorio alchemico dove si ricerca l’elisir di lunga vita, quindi, seguendo le orme di Paracelso, è possibile cercare di divertirsi, miscelando nuovi sapori per vecchi ingredienti, attraverso un po’ di creatività e desiderio di tornare a provare piacere per il nutrimento del corpo oltre che dell’anima. Quando ci sono delle restrizioni alimentari si perde la motivazione a mangiare, ma soprattutto a cucinare, rischiando di peggiorare la propria salute. Più si invecchia e più il momento dei pasti diventa angosciante, perché lo stimolo della fame si sente meno e la dispensa propone sempre le stesse cose. La riscoperta del piacere che si nasconde nel cibo potrebbe attivare la ricerca della metamorfosi alimentare attraverso la fantasia, il desiderio e l’alchimia della fusione degli ingredienti, mettendo nel piatto la creatività, appannaggio di tutti e non solo degli chef stellati.
Sira Sebastianelli
psicologa e psicoterapeuta
27 settembre 2016