Il cicaleccio richiama un senso di immobilismo che non consente movimento, che inchioda a soddisfare il bisogno del momento senza un intento progettuale, a differenza dell’infaticabile operosità della formica, che non è nella sua natura rimanere ferma. In realtà sono due facce della stessa medaglia, come la luce e l’ombra, come il bene e il male, come la vita e la morte. Nel corso dell’esistenza l’essere umano ha bisogno e necessità di essere formica per provvedere al proprio sostentamento, ma dovrebbe avere anche l’impegno di fermarsi ogni tanto e godere di quello che ha, per alleviare la fatica, per lenire i dolori e per avviare nuovi pensieri. Forse si dovrebbe riflettere sull’improvvida cicala che con il suo frinire ci suggerisce di fermarsi ogni tanto per guadagnare un po’ di immortalità.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta