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CAMMINARE AIUTA IL BUON UMORE

di Anita D'Asaro

L’essere umano è diventato sedentario, i mezzi di locomozione come la macchina, l’autobus o la metropolitana ce li abbiamo sotto casa e non camminiamo più. La sedentarietà è uno dei mali del nostro secolo. In età avanzata si torna a camminare perché consigliati dal medico, ma quello che inizia come un dovere poi scopriamo che diventa un piacere. Il primo motivo è che il movimento attiva le endorfine comunemente chiamate gli ormoni del benessere, che favoriscono una naturale dipendenza attivando un circolo virtuoso del tipo "io mi sento bene perché cammino e cammino così poi sto bene".
Si aggiunge a ciò un motivo psicologico: prima di tutto si esce di casa più volentieri e qui entriamo in un discorso legato alla socialità, nel senso che incontriamo più persone con cui parliamo e ci confrontiamo; se poi si condivide il cammino con un amico/a, diventa ancora più gratificante.
Normalmente le passeggiate avvengono di giorno, con il bel tempo e questo amplifica l’effetto di benessere perché il sole è un antidepressivo naturale, un attivante e uno stimolante che alleggerisce i toni scuri dell’umore che costellano la quotidianità a vantaggio del buon umore. Se camminassimo di notte, sotto la luna, non avremmo gli stessi benefici. Il sole, inoltre, sintetizza la vitamina D che è molto importante per non perdere massa ossea.
Ma camminare è anche un modo per alleggerire la tensione muscolare prodotta dall’ansia agendo come antagonista della rigidità.
Per quanto riguarda la frequenza e la durata delle passeggiate, va considerato che camminare deve essere un piacere e farlo controvoglia è controproducente e, se diventa una frustrazione, non vengono prodotti benefici. Va fatto quindi scoprendo i propri tempi e i propri ritmi biologici. L’imposizione si sposa male con la gratificazione dell’atto in sé.

Anita D'Asaro
5 maggio 2015

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4 maggio 2015 (Updated 29 ottobre 2026)

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