Allora, l’insofferenza al caldo si amplifica, si diventa più impulsivi e meno tolleranti agli imprevisti o alle difficoltà, attribuendo al caldo la responsabilità, ma una riflessione forse s’impone. Il paradosso è che più il caldo richiama il fuoco e più si tende ad alimentarlo con la necessità di mantenere i ritmi veloci di sempre, alzando la temperatura anche corporea. L’antidoto al caldo eccessivo è iniziare a rallentare il pensiero, affinché non si sovrappongano tante incombenze da assolvere, per risparmiare energia. Tutto ciò che non è prioritario è procrastinabile, lasciando il tempo per fermarsi, senza sentirsene in colpa, perché la vita è anche riposo.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta