I nonni sono produttori anche di tempo e si può verificare andando fuori una qualunque scuola materna o elementare, per vedere un esercito di over 60 che con largo anticipo prende posizione e aspetta pazientemente l’uscita dei nipoti, per rimanere con loro finché non sono riconsegnati ai genitori. Le mani di nonni e nipoti s’incontrano, si congiungono saldamente nella percezione di quanto prezioso sia quel tempo condiviso. L’attività dei nonni è permanente, non ha scadenza e rimane impressa nella memoria dei nipoti per tutta la vita. Il dono della memoria è l’eredità più importante che i nipoti possano ricevere dai loro nonni e non è scontata, perché non sempre è concessa la fortuna di conoscerli. I nipoti, attraverso i nonni, imparano a esplorare la radice della famiglia cui appartengono e i vari membri di cui sono eredi non solo della biologia, ma anche della psicologia. La narrazione, da parte dei nonni, degli eventi famigliari lontani nel tempo traccia la strada percorsa che consente ai nipoti di capire meglio quella da percorrere. I nonni e i nipoti a volte vivono lontani per problemi di salute o per distanze geografiche, ma il pensiero è sempre vicino, per un’alchimia di sentimenti ed emozioni da cui la generazione intermedia, rappresentata dagli “adulti”, spesso ne è estranea: “Essere nonni è essere antenati: è fare da genitori a qualcosa di più importante dei propri figli”. J.,Hillman, La forza del carattere, Adelphi edizioni.
Sira Sebastianelli
3 ottobre 2016