La ferita inferta dalle requisizioni napoleoniche portò Canova a un impegno istituzionale sempre più ampio. Nel 1802 divenne Ispettore generale della antichità dello Stato Pontificio, Sovrintendente dei Musei del Vaticano e del Campidoglio, saldando in una sola figura, come era avvenuto secoli prima con Raffaello, l’attività artistica, di tutela del patrimonio e di salvaguardia dei monumenti antichi.
Nel 1810, lo scultore fu insignito della carica di principe e ottenne da Napoleone numerose concessioni per il rilancio dell’Accademia, a cominciare dallo stanziamento di 100.000 franchi, nei quali oltre all’insegnamento erano compresi i restauri e la tutela del patrimonio monumentale.
Nel 1814, spodestati i francesi, Canova fu acclamato principe perpetuo dell’Accademia e al rientro a Roma del pontefice Pio VII fu incaricato della delicata missione diplomatica a Parigi per recuperare le opere requisite nel 1797.
Il successo dell’operazione comportò la restituzione dei capolavori più significativi e proiettò l’immagine di Canova nel Pantheon degli uomini illustri d’Italia, protagonisti di una nazione nascente e di un nuovo sentimento identitario, al quale l’Accademia partecipò educando le giovani generazioni alla rilettura della tradizione classica e del proprio patrimonio storico-artistico in chiave moderna e laica.
La mostra si articola in otto sezioni che ripercorrono gli anni canoviani, dall’ingresso in Accademia nel 1800 alla morte nel 1822.
Canova è morto a Venezia il 13 ottobre 1822.