Mattia Preti è invece presente con il "Tributo della Moneta", un olio su tela di grandi dimensioni (123 x 173 cm) degli anni Quaranta del Seicento, che rappresenta il miracolo compiuto da Cristo per entrare nel tempio di Cafarnao. Secondo il Vangelo di Matteo, l'apostolo Pietro, su indicazione di Gesù, avrebbe gettato in mare un amo per catturare il pesce miracoloso nella cui bocca si trovava la moneta d'argento necessaria per pagare la tassa d'ingresso alla città. La tradizione figurativa di questo episodio evangelico, particolarmente diffuso nel Seicento, privilegiava l'immagine di Pietro intento a prelevare la moneta dalla bocca del pesce o a dialogare con Cristo. Mattia Preti sceglie invece un momento diverso, quello del pagamento.
Le figure si concentrano intorno al tavolo del gabelliere dove giace esanime il pesce, la cui presenza rende il soggetto immediatamente riconoscibile. Come il Caravaggio, anche Mattia Preti umanizza e attualizza la storia sacra e i suoi protagonisti che intervengono sulla scena con stupore e partecipazione. Perfino i particolari dell'abbigliamento, come il cappello piumato e la gorgiera del gabelliere, appartengono alla moda più recente. L'impostazione del dipinto è tipicamente caravaggesca, con influenze dell'emiliano Guercino il cui ricordo si manifesta nel volto di Cristo e nel chiaroscuro più "morbido".
La mostra, curata da Giorgio Leone e ideata insieme a Vittorio Sgarbi, che presiede il Comitato per il IV centenario della nascita dell'artista, si concentra invece sugli anni della formazione del "Cavaliere Calabrese" fino al 1649, prima della sua piena affermazione pubblica e del trasferimento a Napoli nei primi anni Cinquanta. L'allestimento mette a confronto le opere di Mattia Preti con i grandi maestri della Galleria Corsini: oltre a Caravaggio e Guercino, Poussin, Vouet, Guido Reni e Andrea Sacchi, in un dialogo serrato che approfondisce un periodo ancora poco noto della sua carriera artistica.
Giovanna Fazzuoli
27 ottobre 2015