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LA ROMA DI CARAVAGGIO PARTE TERZA

di Giovanna Fazzuoli


La pala d'altare con la Madonna di Loreto fu affidata al Caravaggio, forse grazie all'intercessione dell'Agostiniano Giovan Battista Gori che era cognato di Costantino Spada, commerciante d'arte molto vicino al nostro pittore.
Il dipinto del Caravaggio stravolge l'iconografia tradizionale della Vergine che vola sopra la Casa di Loreto (o la stessa Casa in volo sulle nuvole) e rappresenta una coppia di pellegrini con le vesti logore e i piedi sporchi, inginocchiati al cospetto della Vergine che tiene in braccio il bambino sulla soglia della porta. Le fonti raccontano il grande schiamazzo suscitato dal dipinto, ma la pala non fu mai rifiutata. Le discussioni non nacquero, come si è creduto a lungo, a causa dell'audace rappresentazione dei piedi sporchi dei pellegrini. D'altronde il pellegrinaggio, allora molto diffuso, si affrontava a piedi scalzi. Fu proprio il modo nuovo di affrontare il soggetto sacro a lasciare sbalorditi i contemporanei del Caravaggio.
I due pellegrini, un uomo e una donna in cui molti riconoscono il committente e sua madre, hanno l'aspetto degli uomini comuni, stanchi e sporchi dopo un lungo viaggio. Anche la Vergine, misericordiosa e caritatevole, sembra una donna di mondo, secondo alcuni una certa Lina, compagna del Caravaggio. Un documento dell'epoca descrive Lina "in piedi in Piazza Navona", alludendo al fatto che esercitasse il meretricio. Eppure il genio lombardo, pittore del vero, ci regala una delle più alte rappresentazioni della carità divina. Le mani giunte del pellegrino sembrano quasi toccare la veste della Vergine e il piedino del bambino.
Dico "quasi" perché sappiamo che la Madonna non è presente in carne e ossa. E' solo un'apparizione, una proiezione della mente che in quanto tale non può essere percepita attraverso il tatto. Il dipinto gode di un buono stato di conservazione grazie al restauro di Valeria Merlini e Daniela Storti che hanno condotto un'accurata campagna di indagini rivelando dettagli tecnici sulla stesura e sulla composizione dei colori. Si è trattato di un intervento d'eccezione, dal momento che le restauratrici hanno lavorato a vista su ponteggi chiusi da lastre di vetro per consentire al pubblico di seguire tutte le fasi del restauro. Prima di lasciare Sant'Agostino, a pochi passi dal dipinto troviamo un altro capolavoro antico: l'affresco di Raffaello Sanzio con il profeta Isaia che Caravaggio deve aver visto e ammirato prima di eseguire la sua pala d'altare.
Un ultimo pensiero va a Marcello Venusti, pittore sacro per eccellenza, che dipinse a olio su lavagna una Santa Caterina d'Alessandria la cui immagine è appena oscurata dal supporto nero, come la Nascita della Vergine di Sebastiano del Piombo in Santa Maria del Popolo, preludio alle tenebre del Caravaggio.

Giovanna Fazzuoli
20 ottobre 2015

 

 

 

 

 

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17 ottobre 2015 (Updated 29 ottobre 2026)

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