SI SPOSA…MIA NONNA!
Ho chiuso violentemente la porta di casa, ho fatto le scale di corsa e con le lacrime che mi accecavano ho visto sparire Bruno dalla mia vita! Mi sono guardata con occhi nuovi: una Carolina più che trentenne, sola, senza lavoro, con una casa in affitto tutta sgretolata, dai mobili dozzinali un po’ scrostati, in una città bella che però non mi appartiene.
Non ho più nulla in cui sperare, non ho più punti di riferimento. Tutto quello in cui ho creduto mi è crollato addosso! Sento il telefono in lontananza, non ho voglia di rispondere e lo lascio squillare. Ma dopo pochi minuti il telefono riprende a suonare, lo alzo stancamente e sento la voce di mia nonna Marina. Una voce bella, serena, a cui rispondo quasi contenta: la mia nonna è l’unico punto fermo della mia vita! Mia madre crede di avere la mia età e non fa che giudicarmi! La nonna stasera è strana, piena di pause e di convenevoli e poi…tutto d’un fiato, quasi gridando mi dice: Carolina …Mi sposo e sono immensamente felice! Io butto giù di corsa il telefono, soffocata dalle lacrime: «Che schifo» mi dico «Che schifo. Ma come fa una vecchia a sposarsi e chi la vuole? La mia nonna si sposa, deve essere impazzita, deve avere l’Alzheimer, bisogna interdirla!». Telefono subito alla mamma che sconvolta si precipita a casa mia. Ma la nonna ha più di 70 anni, quindi deve essere stata circuita da un uomo bieco e spregevole, che adocchiata la sua bella casa in campagna, la vuole spolpare, rubare tutti i suoi soldi e poi una volta in bolletta, gettarla in mezzo alla strada! Cosi ce ne dovremo occupare noi e anche mantenerla! Per la prima volta ci abbracciamo piangendo, penso alla nonna, il mio unico punto fermo, a quella casa così amata che è stata nella nostra famiglia per generazioni. Ci mettiamo in macchina la mattina presto, e quando le colline del Chianti ci appaiono dolci, vedo sbucare il viale di cipressi che porta alla casa. Una casa bella, dorata, con una grande terrazza dai cespugli di rose antiche e da un portico di glicini. La nonna appare sulla porta, sempre bella con la faccia leggermente tirata, ma dagli occhi verdi che sprizzano felicità. Io mi tengo in disparte, non posso abbracciarla, mi ripeto continuamente «Non può fare questo, è orribile. Non può portare in questa casa, che è la culla della nostra famiglia, un bruto sconosciuto che ruberà tutto e ci chiuderà la porta in faccia per sempre!». Non so dove guardare ma la nonna mi prende la mano e dolcemente mi stringe a se’: «Ma nonna perché’ ci fai questo? Perché’ ti devi proprio sposare? E lui chi è?». E la mia nonna con la sua calma e la sua serenità’: «Pietro è il mio maestro di ceramica, ci siamo fatti compagnia per anni, è un grande artista, possiede la casa più bella del villaggio quella con il giardino monumentale, io gli voglio bene, non volevo più vivere da sola, l’inverno è lungo nella Val di Pesa, le notti gelide, piene di vento e le mattine d’inverno sono umide di guazza. Non mi voglio più occupare della vigna, dell’oliveto. Non ho più tanti anni da vivere e voglio tutto nuovo!» . «Ma perché’ sposarti?». «Proprio perché’ ho così poco tempo davanti, lo voglio vivere intensamente, voglio il matrimonio, voglio anche la festa e la cerimonia. Voglio essere la moglie di Pietro, sarà forse il mio lato americano ma voglio cominciare tutto daccapo. Paese nuovo, casa nuova, infatti ci trasferiremo in Provenza dove il clima è più mite. Questa casa quindi è tua, sarai tu ad occupartene, curerai la vigna e gli olivi, io ne avrò un’altra dove sarai la benvenuta mia e di Pietro». Io la guardo ammutolita, tanta energia, tanta voglia di vivere ed io che fino ad ieri non avevo nulla, guardo il viale di cipressi, i campi e gli olivi e, abbracciandola felice, ridiamo insieme!
Ascania Baldasseroni
7 maggio 2014

