Questo non è solo un film per me, è la mia vita – ha spiegato la regista - Ho iniziato a raccontare la mia storia personale senza avere un piano, solo filmando le proteste in Siria sul mio cellulare, come facevano tanti altri attivisti. Non avrei mai immaginato dove mi avrebbe portato il mio viaggio. Ho continuato a vivere la mia vita. Mi sono sposata e ho avuto una figlia. Mi sono ritrovata a cercare di bilanciare diversi ruoli: Waad madre, attivista, giornalista, cittadina e regista.Tutte queste parti di me hanno incarnato e portato avanti la mia storia, che non è così diversa da quella che hanno vissuto la maggior parte dei miei concittadini. Centinaia di migliaia di siriani hanno vissuto e continuano ancora oggi a vivere le medesime esperienze. Colui che ha commesso questi crimini è ancora al potere e sta uccidendo persone innocenti. La nostra lotta per la giustizia è rilevante oggi, come lo era quando è iniziata la rivoluzione.Realizzare il film è stato davvero difficile, ma ho avvertito una grande responsabilità verso la città, la sua gente e i nostri amici affinché le loro storie non venissero mai dimenticate e nessuno potesse mai distorcere la verità rispetto a ciò che abbiamo vissuto
Il film è il primo lungometraggio dei registi, Waad al-Kateab e Edward Watts, premiato con l'Emmy. Il film nella shortlist della sezione Miglior Documentario agli Oscar 2020 ha avuto 4 nomination ai BAFTA Film Awards come Miglior Film, Miglior Film Straniero, Miglior Doc, Miglior Esordio alla regia ed è è stato vincitore:
- ai BIFF, per Miglior Film, Miglior Documentario, Miglior Regia e Miglior Montaggio
- agli EFA per Miglior Documentario
- del L' OEIL D'OR per il Miglior Documentario a Cannes 2019
- del Biografilm Festival nel 2019 e Premio del Pubblico
- del Medfilm Festival 2019