A questo punto mi aveva conquistato e chiedevo quindi : “Perché?” E lei dolcemente, sempre abbracciandomi, continuava, non ci avevo messo il cuore, avevo fretta, pensavo ad altro, se non ci metti il cuore, la vita non riesce. Devi amare quello che fai, ogni dolce ha una sua storia: la persona per cui lo prepari, ogni cosa entra nelle mani e mentre impasti pensi con le mani, ami con le mani e crei con le mani. I dolci più buoni sono quelli che faccio per voi! Io la guardavo stupita mentre impastava e riprendeva a cantare a squarciagola: ”E’ Primavera, svegliatevi bambine!” E pensavo alla forza, all’allegria di quella donna che attraverso i biscotti mi insegnava a capire me stessa e come si ama.
E oggi, quando la luce si fa più forte e le ombre cominciano ad allungarsi, quando guardo dalla finestra e vedo le prime rondini volteggiare nel cielo che è diventato più azzurro, penso a lei e comincio a fare i suoi biscotti. Nel ripetersi dei gesti semplici per preparare gli ingredienti, nello sporcarsi le mani con l’impasto, nel riuscire a realizzare bene questi biscotti, non bruciarli e sfornarli al momento giusto, compio una magia. Un filo sottile e indissolubile si tende fra due generazioni, un filo dolce che legherà per sempre un sapore, un ricordo e due donne nel tempo.
Ascania Baldasseroni
17 marzo 2015