Il tempo esteriore e il tempo interiore spesso non sono sincronici al punto di esserne, come sottolineava Marie Louise von Franz, ossessionati. La rincorsa del tempo contraddistingue la nostra società, nella sensazione di perdere tempo o di non averne mai abbastanza, per cui la vigilia, cioè l’attesa, diventa insopportabile. Forse, considerare la vigilia un giorno da vivere per se stesso e non un giorno che ha un senso solo se prelude a qualcosa di altro, potrebbe aiutare a trovare nell’attesa un’opportunità per prepararsi a quanto arriverà, nella consapevolezza di cogliere il frutto maturo, qualunque esso sia.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta