Il desiderio di un over è di vivere in una cadenza ritmica rispettosa della propria velocità senza accelerare, per non rischiare di perdere i particolari dell’esistenza. Può essere utile velocizzare percorsi per renderli più agevoli, più leggeri, ma non per accelerarli. La trappola in cui si cade, nel confondere velocità e accelerazione, rischia di compromettere delle prestazioni fisiche o mentali perché si compiono frettolosamente. Anche nell’agonismo sportivo la velocità non si confonde con la fretta, che produrrebbe dispendio energetico immediato, così come negli sport, su due o quattro ruote, dove la velocità richiede accelerazioni vertiginose, avere fretta sarebbe pericoloso. Un antico detto francese, non a caso, recita: “Cocchiere, vai piano che ho fretta!”, un invito a regolare la propria andatura e le proprie prestazioni sul tempo soggettivo, senza lasciarsi risucchiare dal tempo accelerato degli altri, pensando sia migliore.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta