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Veloce-mente

di Sira Sebastianelli

Il desiderio di un over è di vivere  in una cadenza ritmica rispettosa della propria velocità senza accelerare, per non rischiare di perdere i particolari dell’esistenza. Può essere utile velocizzare percorsi per renderli più agevoli, più leggeri, ma non per accelerarli. La trappola in cui si cade, nel confondere velocità e accelerazione, rischia di compromettere delle prestazioni fisiche o mentali perché si compiono frettolosamente.  Anche nell’agonismo sportivo la velocità  non si confonde con la fretta, che produrrebbe dispendio energetico immediato, così come negli  sport, su due o quattro ruote, dove la velocità richiede accelerazioni vertiginose, avere  fretta sarebbe pericoloso. Un antico detto francese, non a caso,  recita: “Cocchiere, vai piano che ho fretta!”, un invito a regolare la propria andatura e le proprie prestazioni sul tempo soggettivo, senza lasciarsi risucchiare dal tempo  accelerato degli altri, pensando sia migliore.   

 

Sira Sebastianelli

psicologa-psicoterapeuta  

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10 aprile 2018 (Updated 29 ottobre 2026)

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