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CATARATTA E DEGENERAZIONE MACULARE. INTERVISTA AL PROFESSOR ANDREA CUSUMANO

di Ascania Baldasseroni

 

Come avviene la rimozione della cataratta?
Mediante l’utilizzo di una tecnica chirurgica denominata “facoemulsificazione” che utilizza gli ultrasuoni per frammentare e rimuovere allo stesso tempo il cristallino opacizzato, ovvero la cataratta, e sostituirlo con un cristallino artificiale perfettamente trasparente. Questo tipo di chirurgia permette allo stesso tempo di eliminare i difetti visivi preesistenti quali la miopia, l’ipermetropia e in alcuni casi anche di correggere un certo grado di astigmatismo preoperatorio. L’intervento è assolutamente indolore e si esegue in chirurgia ambulatoriale tanto che il paziente nella stessa giornata può riprendere le sue attività lavorative. Negli ultimissimi anni poi si è reso anche possibile, attraverso una tecnica particolarmente sofisticata, denominata “blendedvision”, permettere al paziente di essere indipendente dagli occhiali sia per vedere da lontano che per la visione intermedia che per quella da vicino. I pazienti debbono essere adeguatamente  selezionati e presentare delle caratteristiche anatomiche particolari tra le quali, in primo luogo, una pupilla molto stretta tale da determinare per una legge di fisica-ottica un “foramestenopeico” con ampia profondità di campo (zona del tutto  a fuoco).

Ci spiega meglio cos’è la degenerazione maculare e come può essere curata?
La degenerazione maculare legata all’età (AMD) interessa già i pazienti al di sopra dei 50-55 anni di età. Essa si distingue in una forma atrofica e in una forma essudativa. Essendo una patologia legata all'invecchiamento è diventata sempre più frequente, sia per l’allungamento della vita media dei pazienti, sia a causa di mutati fattori ambientali quali l'eccessiva esposizione agli ultravioletti derivata dal buco dell'ozono ed alla estrinsecazione di deficit correlati al genoma del paziente. La degenerazione maculare legata all'età nella forma atrofica necessita di un monitoraggio costante per il quale si possono utilizzare degli esami non invasivi quali nello OCT che è l'acronimo di Tomografia a Coerenza Ottica e che è paragonabile ad unarisonanza magnetica della struttura retinica. Questo esame permette di differenziare le strutture retiniche con una precisione di 2 -3 millesimi di millimetri. Per curare o ritardare l’evoluzione della forma atrofica che porta nel tempo alla perdita della visionecentrale possiamo somministrare esclusivamente delle sostanze chiamate integratori. La forma essudativa, che talora può esordire improvvisamente,può provocare una riduzione improvvisa e marcata della divisione centrale: essa consiste nella migrazione di neovasi patologici situati al di sotto della retina dallo strato vascolare (coroide e coriocapillare) che poi penetrano nella struttura retinica portando ad una deformazione ed una distorsione delle immagini.

Quali sono le conseguenze di questa patologia?
Se non trattata la AMD essudativa può portare alla perdita permanente della visione centrale. Per la forma essudativa abbiamo però delle terapie innovative che consistono nell’iniezione all'interno della cavità vitreale di farmaci – i cosiddetti anti-VEGF - che inibiscono un fattore di crescita endoteliale vaso-proliferativo. La terapia permette al paziente di mantenere la visione nel tempo a condizione di effettuaread intervalli regolari e preventivamente determinati le iniezioni intravitreali che sono dei veri e propri “mezzi salva vista”. Oggigiorno, a seguito dell’introduzione di questa avveniristica terapia non bisogna più avere paura di perdere la visione purché ad una diagnosi precoce segua sempre una terapia efficace.

Ascania Baldasseroni
3 giugno 2014

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2 giugno 2014 (Updated 29 ottobre 2026)

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