LA RAGIONE - I mercati avevano ipotizzato una riduzione per contrastare la frenata dell’inflazione e il timore della deflazione. Secondo l’associazione delle banche private tedesche (Bdb) il taglio dei tassi avrà «un basso effetto sull’economia». Mezz’ora dopo l’annuncio parla Mario Draghi, numero uno Bce, nella tradizionale conferenza stampa del giovedì. Dice che «la politica monetaria dell’Eurotower resterà accomodante e che l’inflazione resterà bassa per lungo tempo». Ammette che la «decisione è stata presa a maggioranza» ma con «differenze solo sui tempi», perché«alcuni membri del Consiglio direttivo avrebbero preferito aspettare» nuove conferme del calo dell’inflazione. Spiega che la Bce varerà Ltro (operazioni di rifinanziamento) a tre mesi fino al secondo trimestre 2015 e segnala come nell’Eurozona «si registrerà una ripresa a ritmo moderato». Auspica inoltre di «rafforzare la solidità» delle banche riducendo la frammentazione del mercato del credito in Europa.
INFLAZIONE PROLUNGATA - Secondo Draghi il tasso di inflazione salirà gradualmente fino ad arrivare a livelli inferiori ma prossimi al 2%. «Gli ultimi indicatori mostrano un’ulteriore diminuzione della pressione sui prezzi nell’area euro e le famiglie stanno beneficiando del calo dei costi dell’energia». Da alcuni punti di vista - rivendica il numero uno dell’Eurotower - l’economia dell’Eurozona ha i «fondamentali più forti del mondo», perché ha «un deficit tra i più bassi, che si concretizza in un piccolo avanzo primario», «l’inflazione bassissima» e «il più elevato surplus delle partite correnti del mondo». Peccato - ammette - «ciò non si traduca automaticamente in una ripresa galoppante, in assenza di riforme strutturali».
I LISTINI - Immediato l’effetto sui listini: le borse europee schizzano verso l’alto. Londra guadagna lo 0,44%. A Milano l’indice Ftse Mib avanza dell’1%. Francoforte sale dell’1,25% e Parigi dell’1,3%. Madrid cresce dell’1,79%. Lo spread tra Btp e Bund tedesco invece scende a 241 punti e il rendimento del titolo decennale cala al 4,11%. Mentre l’euro è in brusca discesa: La moneta unica segna ora quota 1,335 sul dollaro rispetto a 1,3507 prima del taglio (-1%). In calo anche sulla sterlina a 0,8312 da 0,841, ai minimi da gennaio. Sullo yen è a 132, contro i 133,3 precedenti alla decisione di Francoforte.
07 novembre 2013
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