Un’immersione temporale nel liquido amniotico dei ricordi ancestrali, cassa di risonanza di emozioni e sensazioni che riconducono al senso della vita. È più facile, paradossalmente, andare verso mete sconosciute che verso mete emotivamente conosciute, perché riconnettersi con la memoria antica può essere fonte anche di sofferenza e quindi di difficile accesso, per quanto necessario, per non disperdere il bagaglio esperienziale vissuto. La Terra da dove si parte non può essere mai dimenticata, è nel DNA della psiche che forma e informa sugli aspetti più significativi della propria esistenza. Il non luogo appartiene alle fiabe, che non si collocano mai in un tempo e in uno spazio identificabile, mentre la vita reale appartiene sempre ad un tempo e a uno spazio necessariamente noti, affinché possa esserne conservata memoria.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta