Così passavano gli anni, sempre uguali, sempre tristi,sempre vuoti. Io non ero più tornata in America, pensavo che il mio dovere fosse quello di restare vicino a papà e cercare di aiutarlo. Mi aggiravo nella casa vuota, piena di silenzi, cercando di trovare un modo per sopravvivere, per recare un po’ di gioia a mio padre. I fine settimana poi erano orribili, partivamo in silenzio da Roma per arrivare ad una casa che un tempo era stata allegrissima, dalle grandi finestre che lasciavano intravedere colline fiorite, e viali dai grandi cipressi.
Anche questa casa era desolata, nessuno metteva i fiori nei grandi vasi in salotto,io mi piazzavo in un salottino minuscolo e aprivo i cassetti e li richiudevo senza cercare niente. Mio padre era in giardino che cercava di estirpare le erbacce. Il nostro dolore era sempre lo stesso, accompagnato da un grande senso di vuoto e da un’infinita tristezza. Un giorno a Roma, il telefono comincia a squillare: E’ Ingrid, un’amica più giovane della mamma. E’ a Roma per un anno scolastico, infatti insegnerà teatro all’Accademia. Con grande sforzo la invitiamo a pranzo.
Quando la porta si apre una ragazza, non bellissima abbraccia papà. Io la guardo con sospetto, non mi piacciono i suoi modi allegri e familiari, non mi piace che abbia abbracciato cosi calorosamente papà. Sembra giovane ma io so che non lo è perché era leggermente più giovane della mamma e odio ancora di più il suo aspetto quasi da ragazza. Mio padre invece non le stacca gli occhi di dosso. Non l’ho mai visto così, è trasalito vedendola e ora è allegro e anche ride.
Io l’ho odiata subito, ho odiato la sua vitalità, la sua energia, il suo successo. Da quel giorno Ingrid è entrata nella nostra vita, con grande allegria, raccontava storie divertenti a papà, era sempre informata su tutto. Io non sopportavo la sua presenza, e non perdevo occasione per renderle la vita complicata. Un giorno in campagna, mise il suo computer nel salottino della mamma, non ci vidi più. Lo scaraventai a terra urlando come una pazza. Ingrid mi guardava in silenzio con i suoi grandi occhi blu, quando apparve mio padre che gelido mi apostrofò: Raccatta quel computer, Ingrid può usare qualunque stanza di questa casa perché è la donna a cui voglio bene e con cui intendo vivere.
Farai bene a diventare sua amica perché sarà la padrona di casa, Ingrid mi da’ gioia e non toglie nulla a nessuno. Dopo quelle parole, in silenzio, ho prenotato un volo per Boston.
Ascania Baldasseroni
13 ottobre 2015