L’unica e vera distrazione di Penelope sono gli allenamenti durante le giornaliere uscite ai giardini con l’inseparabile Olivia, un Bull terrier che lei chiama collega. È lì che incontra Alessandro, un maestro elementare colto e gentile che giorno dopo giorno, inaspettatamente, suscita il suo interesse. Ma ci sono anche altri personaggi che le ruotano attorno come l’amico dei servizi, l’ispettore Capone, l’ambiguo dottor Loporto vecchio amico della vittima, a volte appena accennati o invece descritti a tutto tondo come la seconda moglie, quasi a raccontarci quanto sia varia la condizione umana. Il romanzo ci lascia sospesi fino all’ultima pagina tra le indagini su come è morto il prof. Loporto e il mistero della ragione per cui Penelope ha dovuto, dolorosamente, lasciare la Magistratura. La verità è l’unica cosa in grado di guarire le ferite del passato.
Ha una dimensione etica fortissima che coesiste con un'altrettanto forte propensione a violare le regole. Rimbalza tra estremi e lo ammette chiaramente: voleva fare lo sbirro ma voleva anche l'autonomia del pubblico ministero» (Gianrico Carofiglio)