1) In quali occasioni penso all’età cronologica: a - quando decido di prendere l’ascensore piuttosto che fare le scale;
b - quando mi fermo davanti ad un dolce di panna montata;
c - quando mi propongono un lungo viaggio;
d - quando vorrei inseguire un sogno e mi fermo.
Se in una o più di queste situazioni vi è capitato di pensare alla vostra età come impedimento, chiedetevi quanto può essere dovuto alla ricerca di un alibi, per non soddisfare un desiderio, o alla paura della paura di non essere più giovani? Non esiste solo l’età cronologica o biologica, ma anche quella psicologica. È la psiche, infatti, che ci può condizionare nel pensare all’età che si ha, piuttosto che a quella percepita. Può capitare di muoversi tra due estremi, come, da una parte, disconoscere un limite che il corpo può rappresentare per avventurarsi in situazioni pericolose, sia alimentari che fisiche, o come, dall’altra, esagerare nel porsi o imporsi delle restrizioni. L’ascolto di sé può aiutare a conoscersi un po’ di più e percepire meglio quanto è possibile concedersi, per non vivere di restrizioni, rinunciando al piacere. La differenza tra l’età cronologica, biologica e psicologica sta nella porzione di piacere che si consuma nel corso della vita che se giustamente dosata non farà mai male alla salute.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta
23 maggio 2017