Nel 1951 si stabilisce a Parigi, dove, mentre frequenta l’effervescente clima culturale di quegli anni, recepisce e interiorizza le nuove correnti dell'arte contemporanea, sperimentando la geometria, il post-cubismo e l'astrazione, che incidono profondamente sul suo orientamento artistico e sulla delineazione di quel proprio linguaggio con cui si esprimerà per tutta la sua carriera.
Nel 1953 fa ritorno nei Paesi Baschi installandosi nella sua città natia, San Sebastián: l'atmosfera del Golfo di Biscaglia, la luce e la forza della sua terra sono la cifra su cui si assesta il suo lavoro maturo.
Appassionatosi all’archeologia e al mondo antico, in occasione di una mostra collettiva all’Accademia di Spagna a Roma nel 1955, scopre e documenta il sito etrusco di Cerveteri, sviluppando una curiosità intellettuale anche per la preistoria basca e il mondo minerale e dei fossili che lo accompagnerà per il resto della sua attività.
Il mare, la sabbia, la foresta e il cielo: questi gli elementi principali delle sue opere, in cui affonda la ricerca di verità ultime.
“La sua pittura è al limite, dove quello che si vede è definitivamente quello che trascende”, scrive in catalogo il critico d'arte e storico Francisco Calvo Serraller. E il limite, tra mare e terra, è dove si delinea quel ricettacolo di luce in cui si sfidano acqua e sabbia, natura e cultura, linguaggio e indicibile.
Partendo da un'iconografia circoscritta al mare e alla spiaggia, al paesaggio dei monti baschi o agli scorci dell'altopiano, la sua pittura mantiene per tutta la durata della sua produzione un gusto prettamente sensoriale e un’elegante tavolozza di grigi e ocra, evolvendosi verso composizioni sempre più sfocate e libere. Le forme ottenute attraverso sottili pennellate, ormai quasi evanescenti, finiranno per riferirsi a una certa poetica dell'arte orientale.
Gonzalo Chillida a partire dalla realtà, sceglie un motivo e lo sviluppa con un significato metafisico e con totale coerenza fino alla fine della sua carriera.
Il viaggio verso l'essenziale lo porta a mettere gli occhi sulla sabbia che, a partire dagli anni Sessanta, sarà il titolo di molte sue opere, Las Arenas / Sabbie, evolvendosi da rappresentazioni più o meno riconoscibili a forme più liriche ed evanescenti poste al limite dell’astrazione.
"Questo uomo segreto chiamato Gonzalo Chillida", come lo definisce il suo amico e poeta Gabriel Celaya, è un visionario romantico, un mistico che non può appassionarsi dell’aspetto pittoresco della Natura, perché penetrato nella sua essenza, così come la sua pittura diventa metafisica, poiché contempla il mondo dall’esterno, dal di fuori, oltre l’umano.
Orari: dal martedì al sabato, dalle ore 16.00 alle ore 20.00
Ingresso gratuito. Per accedere è necessario esibire la Certificazione verde Covid-19 rafforzata (Super Green Pass) in formato analogico o digitale e indossare la mascherina.
Info: roma.cervantes.es/it