Devo dire che all’inizio mi sono un po’ spaventata: possibile che la mia amica Clara mi avesse regalato un libro così triste in un periodo già così drammatico come quello che stiamo vivendo? Invece la trama è davvero travolgente. Emma Hunt, divorziata e madre di Theo e Jacob combatte e vive per aiutare Il figlio Jacob appena diciottenne a cui fin da bambino è stata scoperta questa sindrome. La sua è una lotta per rendere più facile la vita del figlio che i compagni di scuola chiamano con disprezzo ‘ritardato’ relegandolo in un angolo senza scampo. Lui si rifugia in una vita cadenzata da impegni e regole che sono l’unico modo per tranquillizzarlo ed evitare i tanto temuti crolli nervosi che deve affrontare quando le regole vengono infrante. Ma questa vita già non facile viene sconvolta dall’accusa dell’omicidio di Jess la giovane dottoranda che una volta alla settimana lo aiuta ad interagire con gli altri cercando di fargli superare quel blocco che gli impedisce di guardare le persone negli occhi, di socializzare, di farsi toccare.
Il romanzo acquista ritmi serrati, prima viene accusato Mark il fidanzato di lei, poi prove schiaccianti conducono inesorabilmente a Jacob che viene arrestato. Emma si rivolge disperata ad un avvocato ma Jacob è maggiorenne e non può nemmeno assistere all’interrogatorio…