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LAVORARE A 78 ANNI: IL PARRUCCHIERE DEI PRESIDENTI

di Anita D'Asaro

Nessuno si è sottratto, da Ciampi a Napolitano fino a Mattarella che lo ha chiamato dopo l’insediamento al Colle per un’ aggiustatina.
“Vengo a lavorare alle 8 di mattina e vado via alle 8 di sera con una breve pausa, di circa un quarto d’ora per un pasto veloce” - mi dice - “dal lunedì al sabato. Ho cominciato all’età di sei anni, con un piccolo apprendistato. Per non farmi stare in mezzo alla strada mio padre mi ha portato dal suo barbiere dove facevo il ragazzino-spazzola. Quando il principale finiva il suo lavoro, io andavo a spazzolare il cliente e così guadagnavo una mancettina. Poi, piano piano ho cominciato a insaponare e a fare la barba e verso i 15 anni già tagliavo i capelli. Verso i 18 anni sono venuto a Roma in un negozio a Piazza Bologna, poi a Piazza Istria e da lì nel 1962 sono venuto a Via dei Serpenti. Avevo 25 anni, qui la clientela era importante e non aveva molta fiducia in un giovane. Poi con il passaparola… sa se uno fa bene, viene bene! Io non lavoro e basta ma cerco di conquistare il cliente, bisogna parlare poco e mirato. A Napoli dicono: chiacchiere e tabacchiere di legno, il Banco di Napoli non l’impegna”. Sposato, senza figli con una moglie ora in pensione che era medico anestesista in un ospedale. Anche lei però non si è arresa: lavora nel privato e si è anche iscritta a un corso di medicina estetica.
Ma torniamo al signor Domenico. “Non le è mai venuta voglia di smettere?” “No - risponde lui - senza far niente non so stare, lavorare mi tiene vivo e parlare con tanta bella gente che incontro per il mio lavoro mi arricchisce”.
“E quando pensa di andare in pensione?” “Quando capisco che non sono più utile e non rendo al meglio”.

Anita D'Asaro
17 febbraio 2015

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15 febbraio 2015 (Updated 29 ottobre 2026)

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