La sua vita si svolge nelle cantine strapiene di sfollati sotto il rumore delle bombe. Il cibo è scarso e il pane che riesce a fare due volte alla settimana la coraggiosa zia in un forno improvvisato è un vero miracolo. Sì perché le spighe di grano vengono trovate grattando con le mani la terra gelata dai coraggiosi che si avventurano durante le rare tregue in un campo vicino.
“..in Cecenia sopravvivere è già resistere. Pensavo che nulla fosse peggio dei bombardamenti ma dopo essere tornata a Groznyj mi sono accorta che sbagliavo… Groznyj oggi è un caos di morti e di menzogne dove ombre umane lottano per sopravvivere..” Eppure il tono del racconto di Milana è sempre pacato, senza ira e senza rabbia; descrive quello che vede e che vive comese fotografasse una realtà così dolorosa per la memoria sua e del suo amato paese.