D’Asaro: Quindi l’ infezione può provocare direttamente un danno cardiaco. Ma un paziente già cardiopatico è danneggiato dall’infezione?
prof. Chiariello: L’infezione può alterare il corretto trattamento delle malattie cardiache in vario modo. Il sovrapporsi ad esempio in un cardiopatico dell’infezione con insufficienza respiratoria e infiammazionemultiorgano aumenta il rischio nel trattamento delle emergenze cardiologiche e cardiochirurgiche. L’epidemia inoltre ha imposto la conversione infettivologica di molti reparti intensivi cardiologici e cardiochirurgici,per cui trattamenti cardiaci non urgenti, ma di elezione, sono differiti,con effetti dannosi sui pazienti cardiopatici e sull’ intero sistema sanitario.
D’Asaro: Quali lezioni dà la pandemia da COVID-19?
Prof. Chiariello: Sappiamo che è una malattia molto pericolosa, a velocissima diffusione aerea attraverso microgocce salivari. Non essendoci una terapia specifica è fondamentale la prevenzione. Purtroppo non esiste un vaccino e non ne è prevedibile la disponibilità a breve, per cui le misure non farmacologiche di prevenzione socio-sanitaria e ambientale sono gli unici veri strumenti anti-virus.
Uno studio effettuato a Hong Kong ha mostrato che misure quali chiusura delle scuole e dei territori, distanziamento sociale, quarantena, isolamento sono efficaci nel ridurre la trasmissibilità da COVID-19.I cardiopatici, specie anziani, hanno maggiori motivi per essere prudenti avendo maggiore rischio di infettarsi e di sviluppare una malattia più grave.
D’Asaro: Un consiglio per i cardiopatici?
Prof. Chiariello: In particolare per i cardiopatici e gli anziani sono validi i tre consigli: “Stai a casa se non ti senti bene, copriti la bocca con la mascherina, lavati le mani”.