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Bain: l’Italia non è ancora un paese per donne.

di Anita D'Asaro

Nel Regno Unito il sentiment delle donne è diverso, hanno fiducia, si sentono incluse e considerate all’interno del sistema. In Italia si parla molto di gender gap ma poche sono le iniziative soprattutto nelle aziende piccole che sono la maggioranza. Molte aziende non hanno nemmeno misurato il pay gap. In questo non c’è dolo ma una cultura sotterranea che è dominante. E’ stato calcolato che l’impulso all’economia globale legato alla equità di genere ha un valore di cinquemila miliardi. Il 68% della ricchezza mondiale è in mano agli uomini. Dato migliorato per l’impulso della Cina. In realtà, in Europa questo dato è anche più alto.

Cosa fare? La prima a rispondere è stata la Ministra per le Politiche Giovanili Fabiana Dadone che ha spiegato che il governo può dare il buon esempio con politiche per la gestione della famiglia, piani di asili nido, estensione degli orari.

Sono infatti gli adulti che con la loro educazione, creano delle vere e proprie gabbie culturali. Bisogna riuscire a dare una parità di condizione tra uomini e donne, investire di più in modelli che attraggono come le materie Stem in cui ci saranno nuovi posti di lavoro.

Gli interventi si sono succeduti poi a ritmo serrato, tutti molto interessanti. Cosa possono fare istituzioni, aziende,  banche? Fino alle conclusioni di Roberto Prioreschi, Managing Director di Bain& Company.

 

 

 

 

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23 giugno 2021 (Updated 29 ottobre 2026)

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