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MATISSE ARABESQUE AL QUIRINALE

di Giovanna Fazzuoli

Sempre a Parigi, tra la fine dell'Ottocento e il secolo delle avanguardie, Matisse frequenta il Musée des Arts Decoratifs e scopre i padiglioni dedicati ai paesi musulmani all'Esposizione mondiale del 1900. Ma sono i viaggi in Algeria (1906) e Marocco (1912), insieme alla visita alla grande "Esposizione di arte maomettiana" a Monaco di Baviera (1910), a segnare in modo determinante il percorso del giovane artista. Il decorativismo orientale diventa così uno stimolo a riflettere sulla superficie pittorica e sulla costruzione di un nuovo spazio libero da costrizioni formali.
L'allestimento in dieci sale della mostra ci invita a considerare l'importanza di queste molteplici suggestioni che Matisse reinterpreta alla luce della moderna avanguardia. Se la seconda sala evidenzia la passione collezionistica di Matisse per le maschere e i tessuti africani, con la conseguente influenza di queste forme essenziali sulla ritrattistica, il celeberrimo Zohra sulla terrazza, insieme agli altri capolavori della sala 4, celebra i colori del Mediterraneo, dalle ricche tappezzerie alle maioliche di tradizione turco ottomana.
Anche il corpo femminile con le sue forme sensuali affascina il grande artista che ritrae le modelle nel suo atelier allestito con eleganti tessuti arabescati. Una parte della mostra è poi dedicata ai Balletti Russi di Diaghilev per cui Matisse realizza costumi e abiti di scena, come quelli per Chant du Rossignol con musiche di Igor Stravinskij. Infine, negli anni Venti, Matisse predilige un soggetto particolare, dalle molteplici implicazioni concettuali: la finestra, che consente idealmente di guardare al di là della superficie della tela.
Il percorso si conclude con una serie di disegni di foglie, alberi e piante per culminare nel celeberrimo dipinto Pesci rossi del Museo Puskin, che ancora oggi stupisce per la sua semplicità e la sua sottile ambiguità formale.

Giovanna Fazzuoli
17 marzo 2015

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13 marzo 2015 (Updated 29 ottobre 2026)

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