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LE NAVI DI CALIGOLA SUL LAGO DI NEMI

di Giovanna Fazzuoli

Le gigantesche navi del lago di Nemi, tra le opere più eccentriche dell'imperatore, testimoniano la sua politica di autoesaltazione e il suo gusto orientaleggiante. Si tratta di una "nave-tempio" destinata ai riti sacri, come dimostrano gli oggetti di culto legati a Iside, assimilata a Diana nel vicino santuario e in tutta l'area di Nemi, e una cosiddetta "nave-palazzo", collegata alla villa dell'imperatore sulla terraferma. La nave-tempio, di dimensioni colossali (73 x 25 m), poteva accogliere 25/30 coppie di rematori su ogni lato lungo. Il ponte era rivestito da mosaici e al centro fu costruito un portico colonnato sul quale si affacciava un tempio con colonne corinzie alte 4 m, coperto da tegole di rame dorato.
Per stabilizzare le colonne fu adottata una soluzione di straordinaria perizia tecnica: un complesso sistema di pilastrini in terracotta e di travi manteneva dritto il pavimento e controbilanciava i pesi. Sulla nave-palazzo si ergeva invece la suntuosa dimora dell'imperatore, con pavimenti in lastre di porfido e serpentino e ricchi arredi in bronzo, oro e pietre preziose. Esempio unico di imbarcazioni cerimoniali, dovevano apparire come palazzi galleggianti più che natanti, manovrati da coppie di timoni che assomigliavano a due grandi remi. Fu Caligola a ordinarne la costruzione tra il 37 e il 41 d.C., ispirandosi agli usi orientali e in particolare all'esempio di Alessandria d'Egitto, dove la nave di nome Syrakousia, progettata da Archimede per Ierone II di Siracusa, fu rinominata Alexandris e ospitata nel porto come appendice del palazzo reale, in una sorta di "sovrapposizione funzionale, o quasi, fra l'isola, stabile naturalmente, e la nave, non necessariamente dotata di grande stabilità" (Elena Calandra, Soprintendente per i beni archeologici del Lazio).
Fu questo il primo esempio di una declinazione interessante dell'architettura palaziale che sfruttava le potenzialità scenografiche dell'elemento acquatico. Altri illustri precedenti di Caligola, oltre allo scrittore latino Marco Terenzio Varrone (Rieti 116 a.C. – Roma 27 a.C), che nella sua villa di Cassino fece costruire un triclinium per i banchetti separato dagli altri edifici da un corso d'acqua, ricordiamo le ville di Tiberio a Sperlonga e di Adriano a Tivoli, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo.
Anche le navi di Caligola vanno lette in relazione ai vicini edifici della villa e del santuario di Diana e rivelano una filiazione diretta dal modello alessandrino sopracitato (Caligola, La Trasgressione al Potere, Aa.Vv., a cura di Giuseppina Ghini, Gangemi Editore, 2013).
Alla morte di Caligola, le navi furono affondate e rimasero a lungo visibili sul fondo del lago. Dopo secoli di depredazioni scellerate e di tentativi di recupero fallimentari, nel 1928 furono riportate alla luce abbassando il livello dell'acqua grazie al ripristino di un antichissimo condotto sotterraneo, come testimoniano le pellicole dell'Istituto Luce. Le navi furono collocate nel museo progettato dall'architetto Mopurgo, che oggi ospita un gran numero di reperti e i modelli delle navi tragicamente distrutte dall'incendio del 1944.

Giovanna Fazzuoli

1 Marzo 2016

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28 febbraio 2016 (Updated 29 ottobre 2026)

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