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LA NUOVA STAGIONE DEL MUSEO MACRO DI ROMA

di Giovanna Fazzuoli

Il percorso espositivo si divide in due momenti: un'ampia rassegna di opere e un'antologia di libri, interviste e lettere che ripercorrono, insieme alle fotografie, i suoi studi e le sue amicizie, dal gallerista americano Leo Castelli allo storico dell'architettura Bruno Zevi, dall'archistar Renzo Piano allo storico dell'arte Renato Barilli. Pochi intellettuali hanno saputo cogliere, come Dorfles, le trasformazioni in atto e interpretarle con estrema lucidità e lungimiranza.
La mostra, che non pretende di essere esaustiva, vuole fungere da stimolo all'osservazione e allo studio della realtà, attraverso l'esempio di un luminare della critica contemporanea. L'ex birrificio Peroni, primo nucleo del Museo, adiacente al nuovo edificio firmato Odile Decq, presenta la mostra EGOSUPEREGOALTEREGO, a cura di Claudio Crescentini, che analizza i generi del ritratto e dell'autoritratto nell'arte contemporanea dal Novecento a oggi. Vito Acconci, Giorgio de Chirico, Gilbert&George e Bruce Nauman si autoritraggono con i media della pittura e della fotografia; altri ancora vengono ritratti dai grandi fotografi come Claudio Abate e Mimmo Iodice, i cui scatti hanno documentato l'arte, il teatro e il cinema degli anni Sessanta e Settanta, rappresentando spesso l'unica testimonianza di azioni, installazioni e performance che hanno segnato la storia delle nuove avanguardie.
Uno sguardo particolare è rivolto alle figure di Alberto Moravia e Achille Bonito Oliva che sono stati ritratti, tra gli altri, da Mario Schifano e dagli esponenti della Transavanguardia italiana. Le nuove sperimentazioni sul genere sono rappresentate dall'opera in progress di Mariana Ferratto intitolata Allo specchio. L'artista rintraccia attraverso i social network le sue "sosia" cui chiede di interpretare una parte, ripetendo e registrando una serie di semplici azioni da lei svolte con i mezzi a loro disposizione. L'esito di questa ricerca sul tema dell'identità e della somiglianza è sconcertante.
I prodotti video sono proiettati simultaneamente sulle pareti di una stanza, suscitando nel visitatore una sensazione di spaesamento. Lo scarto minimo tra l'aspetto e i movimenti dell'artista e quelli delle sue sosia ci invita a riflettere sulle differenze in una società omologata e omologante.
Infine, a proposito di somiglianze, citiamo i gemelli catanesi Carlo e Fabio Ingrassia che presentano al pubblico del Macro i primi dieci anni del loro lavoro a quattro mani, caratterizzato dall'intervento simultaneo sulla stessa opera con una precisione che ha dell'incredibile. Questa particolarissima tecnica "gemellare" è resa possibile dal fatto che l’uno è mancino e l’altro destrimano.
Le loro opere "in miniatura", al confine tra disegno, pittura e scultura, sono il frutto di una stretta collaborazione che riconosce e accoglie le differenze per produrre qualcosa di nuovo e ripensare il concetto stesso di autorialità.

Giovanna Fazzuoli
1 dicembre 2015

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28 novembre 2015 (Updated 29 ottobre 2026)

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