Le sculture dell'antica Roma anticipano così il rifiorire delle copie in scala del Quattrocento, quando i calchi in gesso degli antichi marmi invadono prima le botteghe degli artisti, poi le Accademie e le Università. La riduzione in scala e la moltiplicazione sono gli strumenti di diffusione del canone classico negli ambienti colti e nei luoghi di studio.
"Le copie da sculture classiche sono perciò doppiamente importanti: consentono di avere un'idea di originali quasi sempre perduti, ma formano anche un repertorio di modelli esemplari per artisti e collezionisti"– scrive Salvatore Settis, già direttore del Getty Research Institute di Los Angeles e della Scuola Normale Superiore di Pisa.
Emblematico è il caso dell’Ercole Farnese, il cui calco in gesso di 317 cm è allestito in mostra insieme a una serie di riproduzioni moderne in marmo, bronzo e terracotta di diverse dimensioni, dai 15 ai 130 cm. La statua colossale fu scoperta insieme a una sua replica alla metà del Cinquecento e da allora fu l'opera più studiata e copiata di Roma. Il collezionismo di opere antiche diventa anche un modo di esibire la propria ricchezza e cultura per la classe nobiliare. A partire dal Cinquecento, molti nobili si fanno ritrarre tra le sculture e i calchi in gesso delle loro raccolte, dando vita a un "genere" pittorico di cui la mostra offre diversi esempi.
Sempre nel Cinquecento si diffonde un nuovo modo di esporre le collezioni "in miniatura": lo studiolo. Si tratta di un grande mobile con cassetti e nicchie che ospitano statuette e oggetti preziosi in una cornice di grande impatto. Lo studiolo perduto di Niccolò IV Orsini, che aveva la forma di un monumentale tempio classico, viene qui ricostruito, o meglio ricordato, da un'intelaiatura progettata dall'archistar Rem Koolhaas.
La mostra si chiude con le riproduzioni in porcellana del Settecento, un materiale nuovo la cui brillantezza sembrava adatta a emulare il candore e la purezza dei marmi antichi.
Portable Classic racconta la storia dell'arte classica attraverso la riduzione a dimensioni "portatili" dei capolavori antichi del canone. Una riduzione che consente una fruizione ravvicinata e perfino domestica della classicità e che contribuisce in maniera decisiva alla sua fortuna nei secoli.
Giovanna Fazzuoli
1 settembre 2015