MILIONARIO, 70 ANNI, STAGISTA DA GOOGLE
Leggo sul Sole 24 Ore del 24 marzo l'incredibile storia di uno dei più famosi creativi del Brasile dove ha fondato e diretto per più di quaranta anni una grande agenzia di pubblicità, che ha improvvisamente lasciato la sua azienda e si è iscritto come stagista da Google. Qui rispetta il normale orario di lavoro dalle 9 alle 17, non ha una scrivania e nemmeno una segretaria. Si sarebbe potuto dedicare alla famiglia e ai nipoti ma “sono ancora troppo giovane” ha dichiarato e la curiosità l'ha spinto a reinventarsi una nuova vita. Come si può pensare che un uomo così intellettualmente vivace debba silenziosamente sparire con tutto il suo bagaglio di esperienza e sapere?
Molti articoli sui giornali spingono su una forte contrapposizione giovani-anziani che trovo dannosa e controproducente. Inoltre spesso nei talk politici quando si parla di disoccupazione giovanile vengono usati dati fuorvianti che contribuiscono molto a questa odiosa contrapposizione. Si dice infatti che dal periodo pre-crisi ad oggi il tasso di disoccupazione giovanile è passato dal 20,3% del 2007 al 43,3% del 2014 basandosi su un campione che va dai 15 ai 24 anni.
Ma in Italia, normalmente, non si va a scuola fino a 19 anni? E perché includere in questa allarmante percentuale anche chi studia all'università? I veri disoccupati sono i giovani in cerca di lavoro.
Mercoledì 25 marzo, l'amministratore delegato di una grande società italiana, nel corso di un importante convegno sull'Italia che riparte, ha espresso la sua meraviglia di fronte a questo campione, facendo presente all'affollata platea che, escludendo gli studenti dal conteggio dei disoccupati, il nostro tasso di disoccupazione giovanile rientra nella media degli altri paesi.
Esiste in Italia un Festival delle generazioni che – primo in Europa – mette insieme gli anziani e i giovani per discutere i problemi comuni e le necessarie soluzioni. Da questo Festival è scaturita un'indagine previsionale dal titolo "Generazioni: giovani e anziani nel 2020" a cui hanno collaborato molti importanti professori nelle varie discipline coinvolte. Nella prefazione, Ermenegildo Bonfanti è, per fortuna, ottimista: “Nel prossimo futuro, tra anziani e giovani, si svilupperà un rapporto sempre più̀ stretto e vivace, fondato sulla solidarietà̀ e sul riconoscimento costruttivo dei caratteri originari delle reciproche aree di appartenenza”.
Anita D’Asaro
31 marzo 2015

