LEGGE 38, IL DIRITTO DI NON SOFFRIRE
Pochi giorni fa, sono trascorsi cinque anni dal varo della legge 38 del 15 marzo 2010 che stabilisce il diritto del malato di combattere la sofferenza. Le cause principali del dolore sono purtroppo riferibili a persone anziane: patologie vertebrali, artrosi, neuropatie. Una recente indagine del Tribunale dei diritti del malato insieme a Cittadinanzattiva, condotta in 46 ospedali di 15 regioni, ha messo in luce alcune gravi carenze tra cui poca informazione ai malati sui propri diritti per non soffrire, la mancanza di aiuto dopo la dismissione dall’ospedale in quanto spesso non esiste una procedura per proseguire la terapia antidolore a casa con la consegna dei medicinali.
Ultimo punto ma molto importante: solo il 22% del personale sanitario ha ricevuto corsi di formazione sul trattamento del dolore negli anziani. In Italia c‘è, comunque, un’ antica riluttanza da parte dei medici a fare prescrizioni di questo tipo come anche ad usare oppiacei. E’ soltanto il 60% della popolazione a godere di questo diritto e, come sempre, parliamo del centro nord: Lombardia, Emilia e Romagna, Toscana, Piemonte e Veneto.
Mi ha colpito molto l'accorato appello che Rosanna Lambertucci lancia alla fine del suo libro “E sono corsa da te”, una storia piena di amore in cui racconta come, dopo vent'anni di separazione, ritrova suo marito, condividendo con lui ogni istante della grave malattia che lo aveva colpito. E come il suo adorato Alberto, ormai senza forze, sta per finire la sua vita è assistito dai volontari di Antea Onlus , un'associazione di volontari che aiuta i malati gravi e le loro famiglie in tutti i modi possibili attraverso l'assistenza domiciliare. I membri di questa associazione sono specializzati nelle cure palliative.
“Un grande traguardo di civiltà che in Italia continua ad essere purtroppo poco conosciuto e poco praticato anche se c'è una legge dello Stato che impone di renderle accessibili - dice Rosanna Lambertucci - gratuitamente, a tutti i pazienti che ne hanno bisogno ...eppure molti malati e le loro famiglie non conoscono questo diritto. Ancora oggi tante, troppe persone chiudono la loro vita soffrendo inutilmente”.
Anita D’Asaro
24 marzo 2015

