L'ANSIA E GLI OVER 65: LE ULTIME RICERCHE

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In un articolo pubblicato dal Corriere della Sera venerdì 16 gennaio ho letto di una ricerca condotta in Canada su un gruppo di studenti, in cui hanno scoperto che le persone che vivono la propria vita in un continuo stato d’ansia sono “mediamente più intelligenti di chi vive in pace con se stesso e tiene a bada le proprie emozioni. L’intelligenza coinvolta è quella linguistico verbale ovvero la capacità di parlare e scrivere con facilità, saper spiegare e convincere, insegnare…”. Beh almeno questa volta hanno scoperto un lato positivo dell’ansia!

Ma vediamo che succede con gli over 65 in cui ansia e depressone si fondono in un’unica realtà. Secondo l'OMS, negli Stati Uniti e in Europa, se la prima causa di invalidità sono le malattie cardiovascolari, subito dopo si colloca la depressione. Nella popolazione generale il rischio di andare incontro a un episodio depressivo è del 17%; il 50-70% di chi ha fatto questa “esperienza” è destinato a ripeterla. Essa colpisce più frequentemente le donne. Indagini statunitensi ritengono che il 15% degli anziani presenti sintomi depressivi, ma tale percentuale sale al 25% tra gli anziani ricoverati.
Un’inchiesta pubblicata dalla squadra di Thomas Insel del National Institute of Menthal Health, ci dice che un anziano su dieci assume farmaci contro l’insonnia e l’ansia, le famose benzodiazepine che in realtà sono da sconsigliare perché con il tempo creano dipendenza e assuefazione. Ma altre ricerche riportate dalla stampa ci inducono a ben sperare. Due gruppi di ricercatori indipendenti di New York e di Portorico, firmano un articolo su Nature in cui viene individuato il circuito nervoso responsabile dell’ansia e delle fobie. E’ l’amigdala una regione del cervello governata a sua volta dal talamo che reagisce alle tensioni fisiche e psicologiche. Queste due aree sono legate da molecole Bdnf (Brain –derived neurotrophic factor) che sono implicate nei disturbi di ansia che potrebbero diventare il bersaglio dei farmaci da sviluppare per chi soffre di questo disturbo. Inoltre un’altra ricerca pubblicata da Biological Psychiatry ci dice che c’è un potente ansiolitico “naturale” all’interno del cervello, il neuropeptide Y e che chi ha la fortuna di avere una forte dotazione di alcuni recettori di questo tipo, i recettori Y1 e Y5, è meno esposto al problema dell’ansia. In realtà l’ansia è utile per l’organismo perché lo aiuta ad affrontare situazioni di pericolo. Il problema nasce quando non si riesce più a fermare la reazione ansiosa. Ora se si riuscisse a confezionare nuovi farmaci capaci di riprodurre l’azione di questo neuropeptide Y sui recettori Y1 E Y5, si potrebbe controllare l’ansia cronica in maniera molto più naturale.
Un’ ultima ricerca di due studiose americane ci conferma inoltre che le donne sono più esposte all’ansia degli uomini. Ma la spiegazione è consolante. Le ansie delle donne rappresentano una caratteristica utile per la riproduzione, una specie “livello di vigilanza che la natura avrebbe dato alle donne in quanto il loro compito di protezione e allevamento della prole, è decisivo per la conservazione della specie”.

Anita D'Asaro
10 febbraio 2015

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