Perché “65 Per ricominciare”
Mi ricordo bene quando si diceva che uno di 50 anni era vecchio. Poi quei 50 anni li ho avuti io e non mi sembravano così male...Il lavoro, qualche successo professionale di quelli che contano, una bella famiglia. E anche i 55 sono passati senza particolari 'scossoni'. Certo, l'arrivo dei sessanta è stato un po' uno shock! Ma l'unica vera differenza è che ho cominciato a leggere tutti gli articoli che mi capitavano sulla popolazione che invecchia. E così ecco gli ultimi dati del rapporto Censis.
Tra un anno, nel 2015 il numero della popolazione over 65 raggiungerà i 12 milioni e mezzo di persone e coinciderà con quello della popolazione tra i 15 e 34 anni. Questo dato è stato pubblicato in una ricerca condotta dal Censis a ottobre 2013 Nel testo leggo con stupore che dal 2007 al 2012 mentre crollava il numero dei disoccupati, i lavoratori con più di 55 anni sono aumentati del 24%. Quali le motivazioni che hanno spinto i capi azienda a scegliere gli ‘over’? Per le loro competenze gestionali e organizzative, il riconoscimento nei valori aziendali, le competenze specialistiche e la capacità di leadership.
Beh, in una società che ogni giorno spazza via gli ‘over’ facendoli sentire anziani e inutili, è un bel riconoscimento. Allora per loro non c’è solo il ruolo di nonni per sostituire un welfare che vacilla o il volontariato. In un bel libro ‘I ragazzi di sessant’anni’ Enrico Oggioni (Mondadori, 2012) afferma che l'innalzamento della vita media ha offerto infatti a milioni di persone una nuova fase della propria esistenza. “Le generazioni dei cinquanta-settantenni di oggi sono le prime a godere consapevolmente di un’opportunità che generazioni precedenti non avevano o non sapevano di avere: 15-20 anni di vita attiva in più rispetto al passato, spesso ancora in buona salute, prima di sperimentare la vecchiaia. “ Un’età che fino a poco tempo fa incasellava gli over 65 nei pensionati ora diventa una fase della vita in cui possiamo realizzare iniziative, sogni che per anni lasciato chiusi nel cassetto o magari un lavoro o una nuova attività che abbiamo sempre pensato di voler fare.
Non a caso qualcuno ha parlato di ‘silver economy’. Se infatti il reddito medio della popolazione adulta italiana è di 30.00, quello degli ultrasessantenni è di 43 .000. quindi gli over 65 sono una ricchezza e non un peso o un costo aggiuntivo per la società. E’ giusto anche notare che quando si parla di nonni baby-sitter bisogna pensare che il loro lavoro, perchè di questo si tratta, comporta un risparmio di 24 miliardi di euro per le famiglie a cui appartengono.
Questa capacità di spendere degli over60 che i giovani non hanno più è diventata motivo di interesse per molte aziende. Così nasce la moda per le donne agées , i viaggi dedicati ai ‘giovani anziani’, la cura della persona e il fitness, l’alimentazione, i viaggi culturali…e tutto questo lasciando da parte il settore farmaceutico o para farmaceutico!
Un altro tema incredibile è il rapporto tra Gold Age e internet. La stampa è intasata da articoli sui nativi digitali e poi i dati ci raccontano che in Italia su 28 milioni di utenti il 15,1% ha tra i 65 e gli 80 anni e la percentuale arriva al 21% se parliamo di chi usa l’home banking e si gestisce da solo il proprio conto corrente in rete.
Ma allora è vero che abbiamo quasi un’altra vita davanti da esplorare!
Anita D'Asaro
15 aprile 2014

