BALTHUS E LA CITTA' ETERNA: UNA GRANDE RETROSPETTIVA IN DUE APPUNTAMENTI

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Un doppio appuntamento celebra Balthasar Klossowski de Rola, in arte Balthus, nella Roma che tanto amò, dove conobbe Federico Fellini e Luchino Visconti e dove fu nominato direttore dell’Accademia di Francia nel 1961. Si tratta di una grande mostra monografica a cura di Cécile Debray, curatrice del Centre Pompidou di Parigi, divisa tra due sedi molto prestigiose: le Scuderie del Quirinale, che ospitano un gran numero di opere tra le più note dell'artista per ripercorrerne cronologicamente i temi e gli stili, e Villa Medici, dove i capolavori del soggiorno romano di Balthus raccontano la sua tecnica artistica e il suo amore per la città eterna.


La camera turca del Centre Pompidou di Parigi, con i suoi eleganti arabeschi, è esposta a pochi metri dalla sala moresca che fa da sfondo alla protagonista del dipinto, la giovane Setsuko, modella giapponese e moglie del pittore. Balthus nasce a Parigi nel 1908. Suo padre era un noto critico d'arte polacco e sua madre una pittrice russa. Il giovane artista lascia presto Parigi per seguire i genitori in giro per l'Europa, tra Berlino, Berna e Ginevra.
Nel 1926 visita anche l'Italia e rimane profondamente colpito dalle meraviglie del Rinascimento toscano e in particolare da Piero della Francesca, di cui copia gli affreschi ad Arezzo con le Storie della Vera Croce. Già dagli anni Trenta, Balthus elabora uno stile nuovo, "asciutto e poetico", di cui l'opera La strada, che apre il percorso cronologico alle Scuderie del Quirinale, può essere considerata una sorta di manifesto. La seconda versione del dipinto, proveniente dal Moma di New York, rappresenta una strada affollata del quartiere latino di Parigi dove si agitano figure ambigue, come congelate nelle loro azioni quotidiane. I protagonisti dell'opera sembrano alienati: le persone a passeggio e la bambina che gioca per la strada non interagiscono l'uno con l'altro e neppure si accorgono della scena erotica piuttosto esplicita che si svolge sul lato sinistro del dipinto.
Nonostante l'ambientazione reale e realistica, lo spettatore prova una sensazione di straniamento; la stessa che dovette provare il commediografo francese Antonin Artaud quando definì la rappresentazione "una sfilata degli automi di un sogno." Il tema dell'infanzia è tra i soggetti prediletti da Balthus che ritrae le sue giovanissime modelle in pose inusuali e scomposte che suscitarono le critiche severe del pubblico. Le sue opere sono caratterizzate da un repertorio infinito di immagini e di suggestioni letterarie: dalla natura selvaggia di Cime tempestose al "Paese delle Meraviglie" di Lewis Carroll. Anche Balthus ha il suo "Stregatto": una sorta di alterego del pittore che appare ossessivamente nei dipinti, come La camera, dove il corpo nudo di una fanciulla abbandonata sul canapé è illuminato dai raggi di luce che penetrano nella stanza in seguito allo scherzo maligno di una bambina dall'aspetto grottesco.
Le figure di Balthus sono spesso deformi e mostruose: "In Balthus la mostruosità è probabilmente una difesa contro la mostruosità dell'esistenza stessa in quanto l'artista, attraverso la proiezione di un malessere ricreato, riesce a controllare un malessere reale..."–spiega Pierre Klossowski, fratello di Balthus. Al piano superiore delle Scuderie si indagano i rapporti del pittore con i grandi personaggi del suo tempo: Antonin Artaud che incarica Balthus di disegnare le scene e i costumi per la sua opera teatrale I Cenci (1935) e lo scultore surrealista Alberto Giacometti, la cui opera La Piazza è qui messa a confronto con Le Passage du Commerce Saint-André di Balthus, per la costruzione geometrica dello spazio e le figure prive di tratti distintivi che "vivono indipendentemente entro la loro unità casuale, mentre i loro passi non convergenti suggeriscono ambizioni e interessi individuali." (Guggenheim Museum)
Lo stile unico e singolare di Balthus fonde l'equilibrio delle composizioni rinascimentali alla dimensione metafisica e surrealista in un'atmosfera sospesa e onirica che ancora oggi appare enigmatica e provocatoria.

Giovanna Fazzuoli
17 novembre 2015

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