MAUD GUTERSTAM E IL TYCOON
L’isola mi è apparsa la prima volta più di trent’anni fa. La vedevo apparire nella notte chiara, a poco a poco, dalla nave che avevo preso a Rodi molte ore prima. La luna splendeva nel cielo, carico di stelle, e le case si stagliavano nette illuminate dalla luna piena. Per un momento ho pensato di vivere un sogno, di essere trasportata indietro di cent’anni. Tutto sembrava perfetto, le case aguzze dai colori sfumati, il silenzio era totale, solo le onde che si frangevano bianche in un mare trasparente. Per un momento le case alte mi hanno fatto pensare a New York nel mediterraneo, tutto il mio passato mi appariva lontano, eppure erano solo pochi giorni che avevo lasciato Stoccolma, i suoi cieli bianchi, i colori tenui e le sue albe ovattate. Questo era quello che cercavo, il Mediterraneo che era stato sepolto in me per tanti anni mi appariva ora in tutta la sua luce. Ero accecata dal blu, dal rosa e da quella luce che si faceva sempre più dorata.
Tutti i miei anni di Accademia d’arte mi ritornavano in mente con un desiderio improvviso di fissare per sempre quei colori straordinari. Mai avevo sognato la forza di quel paesaggio, di quei colori che s’imponevano ovunque guardassi. Passeggiavo sull‘isola e mi sorprendevo al tramonto di vedere il mare che da azzurro intensissimo diventava rosa. Ero stordita dal suono delle cicale che mi accompagnavano pazze di luce nei pomeriggi infuocati. I colori mi avvolgevano tutta e poi, quando abbandonavo il porto e le case che a prima vista sembravano perfette mi ritrovavo in vicoli bui, quasi occhiaie scure, di case distrutte, bruciate.
L’isola durante la guerra era stata bombardata e poi bruciata e nulla era stato fatto da allora. Alla sera nelle piazzette distrutte, vecchie bellissime dai costumi dai grandi bottoni d’argento e dalle lunghe trecce bianche, si ritrovavano su terrazze sgangherate e cigolanti a parlare dei fatti del giorno. Poche superstiti di una storia crudele che aveva dovuto cacciare i suoi figli al di là dell’Oceano. Erano partiti di corsa, su una nave diretta in Palestina e avevano visto per l’ultima volta la loro isola bruciare nella notte. Guardando quelle vecchie decisi che dovevo dipingere, volevo carpire i segreti di quel passato, volevo trasformare i miei fantasmi nordici e unirli a quelli bizantini di questa parte di mondo. Ed è qui, nel Mediterraneo, che ho trovato la mia nuova vita. L’isola a poco a poco è rinata, le case distrutte sono ritornate a sorridere, tutte colorate, ocra, azzurro, verde smeraldo. E i nipoti di quelli dovuti partire verso un destino ignoto, sono ora ritornati, hanno ricostruito le loro case, sono ormai persone di successo, hanno voluto riabbracciare quest’isola cosi importante nella vita dei loro nonni. Oggi l’isola è in festa, un suo nipote, ormai uno degli uomini più ricchi del mondo celebra il suo compleanno in una casa bellissima in riva al mare. Stamattina è entrato nel mio studio e ha comprato tutto, vuole portarsi in America le case dorate dell’isola, il suo mare cangiante, le facce dolorose della tradizione. I suoi figli, attraverso i miei quadri, impareranno ad amare i colori e anche i segreti che fanno di quest’isola un posto magico.
Ascania Baldasseroni
8 luglio 2014

